La chiamano “Chirugia 4.0”: è l’integrazione sistemica di tecnologie digitali, navigazione intraoperatoria avanzata e realtà aumentata. Un cambio di paradigma che sta attraversando il campo della chirurgia del distretto cervico-facciale.
GEMELLO DIGITALE SOTTO I FERRI
Sul portale Tech2Doc, un articolo approfondisce una sperimentazione clinica avviata all’interno dell’dell’Irccs policlinico di Sant’Orsola, che prevede l’impiego diretto della realtà aumentata in sala operatoria. L’Unità operativa di chirurgia maxillo-facciale ha adottato sistemi di visualizzazione a visore che permettono la proiezione olografica dei dati nel campo visivo dello specialista, trasformando radicalmente l’approccio all’intervento attraverso un iter procedurale ad alto contenuto tecnologico.
Dopo una fase di acquisizione di dati tramite diagnostica per immagini e modellazione volumetrica, vengono generati dei gemelli digitali (digital twins) dell’anatomia patologica di estrema fedeltà. In questo modo si riescono a mappare con estrema precisione non solo l’estensione della massa tumorale, ma anche i distretti vascolari o i fasci nervosi, la cui integrità è condizione necessaria per la preservazione funzionale del paziente.
Successivamente, si accede alla pianificazione virtuale preoperatoria: una fase di simulazione al computer di ogni singolo passaggio dell’operazione chirurgica, dalla rimozione del tumore alla ricostruzione della parte malata. La mappa virtuale viene quindi sovrapposta in tempo reale sul corpo del paziente durante l’intervento vero e proprio. Grazie a speciali visori, il chirurgo riesce a vedere le strutture interne attraverso i tessuti, guidando le sue mani con una precisione inedita.
La validazione clinica di questo protocollo tecnologico ha riguardato casi complessi di carcinoma squamocellulare del cavo orale. L’uso della realtà aumentata in questa patologia permette di mappare i margini profondi, identificando con precisione l’estensione tumorale non rilevabile alla sola ispezione macroscopica, e di ottimizzare la ricostruzione.
SUPPORTO AL ROBOT
Ma l’integrazione di realtà aumentata e IA emerge come approccio promettente anche nella prostatectomia radicale robot-assistita, l’intervento chirurgico che si effettua nel caso di carcinoma prostatico.
Un articolo su Tech2Doc riporta i risultati dello studio Riders, pubblicato su European Urology e coordinato dall’Irccs di Candiolo, che forniscono le prime evidenze sull’impatto clinico di questa strategia. La ricerca ha incluso 133 pazienti con carcinoma prostatico in fase iniziale o localmente avanzata: 84 sottoposti a procedura convenzionale e 49 trattati con l’integrazione di IA e realtà aumentata.
L’intervento è guidato dalla sola risonanza magnetica, utilizzata per ricostruire un modello tridimensionale dettagliato della prostata e dell’area tumorale. Il modello viene poi proiettato in tempo reale nel campo operatorio grazie alla realtà aumentata. L’obiettivo è quello di un maggior equilibrio tra controllo oncologico e preservazione dei fasci neuro-vascolari, che consente una migliore qualità della vita.
I risultati indicano che con la nuova procedura i margini positivi sui fasci neurovascolari sono diminuiti dal 39 per cento nel gruppo standard al 22 per cento nel gruppo trattato con IA e realtà aumentata. Inoltre, a 12 mesi la probabilità di raggiungere la continenza completa è risultata superiore al 91 per cento rispetto al 71 per cento nel gruppo convenzionale. Per quanto riguarda la funzione sessuale, il recupero a 12 mesi è risultato sovrapponibile tra i due gruppi.
Sarà necessario uno studio più ampio e con un follow-up più distanziato nel tempo per consolidare le evidenze sugli outcome oncologici a distanza.
Tuttavia, come si è visto, i primi dati vanno nella direzione di una maggiore precisione della resezione e di un recupero più rapido.
Claudia Torrisi






