L’Intelligenza artificiale può aiutare nella diagnosi precoce del tumore al seno, affiancando il personale sanitario nella lettura della mammografia e nell’identificazione delle lesioni sospette. È quanto emerge dalle prime linee guida nazionali dell’Istituto superiore di Sanità sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nello screening mammografico.
Non si tratta di una sostituzione, ma di una doppia lettura: quella umana in primis, a opera del personale sanitario specializzato in radiologia, supportata però da algoritmi in grado di segnalare aree sospette o attribuire un punteggio di rischio. La decisione finale, comunque, spetta in ogni caso al personale medico.
Le linee guida considerano anche la possibilità di utilizzare sistemi di triage basati sull’IA, per cui gli esami classificati come “basso rischio” potrebbero essere ricevere una valutazione umana, mentre la doppia lettura sarebbe riservata a quelli a rischio più elevato. Sono circa 53mila le nuove neoplasie mammarie diagnosticate ogni anno in Italia. Circa il 20 per cento sfugge alla mammografia convenzionale, nonostante l’efficacia dei programmi di screening.
Le raccomandazioni dell’Iss si basano su evidenze scientifiche, come il trial randomizzato Masai, condotto in Svezia su oltre 150mila donne, pubblicato su The Lancet. Lo studio ha valutato l’integrazione dell’IA nello screening mammografico, mostrando un incremento del 29 per cento del tasso di rilevazione dei tumori rispetto allo screening tradizionale (e una diminuzione del 44 per cento del carico di lavoro del personale). In Svezia, così come in altri paesi europei, l’uso di questi sistemi è già in fase di implementazione.
UNO STUDIO IN ITALIA SU 75MILA PAZIENTI
Nonostante gli sviluppi promettenti a livello internazionale, un approfondimento sul sito di Tech2Doc prende in considerazione le criticità del contesto italiano. A partire dal ridotto range d’età dei programmi pubblici di screening e dalla scarsa integrazione sistematica di altri fattori clinicamente rilevanti come anamnesi familiare, mutazioni genetiche o densità mammaria.
Sebbene poco valorizzato, quest’ultimo è e aspetto particolarmente importante se si considera che il seno denso riguarda tra il 40 e il 50 per cento delle donne e che nelle categorie più dense il rischio di carcinoma può risultare da quattro a sei volte superiore rispetto alla media. Inoltre, la mammografia tradizionale incontra maggiori difficoltà nel distinguere il tessuto patologico dal tessuto ghiandolare.
Un primo passo verso l’integrazione dell’IA, comunque, è stato fatto anche in Italia. Si tratta del progetto europeo Breast.AI, promosso dal Gruppo italiano screening mammografico insieme alla deep-tech italiana Health Triage: uno studio clinico randomizzato, prospettico e multicentrico che coinvolgerà circa 75mila donne e rappresenta uno dei più ampi studi europei dedicati all’impiego dell’intelligenza artificiale nello screening mammografico. È un progetto importante, anche se, tuttavia, permangono alcune variabili da chiarire, tra cui l’età delle pazienti e la qualità e l’omogeneità delle apparecchiature diagnostiche su cui lavorerà l’algoritmo.
Già un anno fa un articolo su Tech2Doc evidenziava come nei programmi italiani di prevenzione secondaria del tumore al seno i nuovi software fossero già una realtà. Queste tecnologie sono attualmente disponibili in poche strutture sanitarie, ma nei prossimi anni potranno essere estese a tutti i principali centri oncologici.
Essendo software facilmente integrabili anche nei mammografi già in uso, permetteranno di aumentare sensibilmente il numero di donne esaminate, abbreviare i tempi delle analisi e ottenere informazioni dettagliate sulla malattia. Tuttavia, questi benefici tecnologici rischiano di risultare inefficaci se non aumenta il numero di persone che si sottopone regolarmente agli screening: in Italia una donna su quattro tra i 50 e i 69 anni non ha mai effettuato la mammografia, né privatamente né nell’ambito di programmi di screening regionali.
Claudia Torrisi






