Se un medico ospedaliero, che oggi non fa libera professione, domani prestasse servizio nelle Case di comunità, avrebbe da subito un vantaggio previdenziale.
Siamo nel campo delle ipotesi, ma vale comunque la pena iniziare a tracciare un quadro sulle opportunità lavorative e previdenziali che attendono i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale.
GLI OSPEDALIERI NELLE CASE DI COMUNITÀ
L’ipotesi nasce con le dichiarazioni del ministro della Salute, Orazio Schillaci, a margine della trattativa chiusa per l’impegno dei medici di medicina generale nelle Case di comunità. Il vertice del dicastero aveva annunciato la volontà di impiegare anche gli specialisti ospedalieri per far funzionare i maxi-ambulatori costruiti con i fondi del Pnrr. Un impiego che si preannuncia al di fuori dell’orario di servizio, su base volontaria e tramite ore di straordinario.
La formula potrebbe essere quella dell’auto-convenzione, e cioè di prestazioni orarie volontarie, stabilite attraverso un accordo con Regioni e Aziende sanitarie, pagate come prestazioni libero-professionali. Il ministro aveva anche annunciato la possibilità di superamento delle incompatibilità che riguardano il lavoro dei dirigenti medici.
CHI HA I CONTRIBUTI GIÀ PAGATI
Sul piano previdenziale, un vantaggio immediato potrebbero averlo gli ospedalieri che attualmente non svolgono attività libero-professionale, compresa l’intramoenia, o lo fanno in maniera limitata. Questo perché, le prestazioni dei medici dipendenti pubblici nelle Case di comunità dovrebbero essere pagate come prestazioni libero-professionali, per le quali si versano i contributi all’Enpam.
Ma un ospedaliero paga già all’Enpam i contributi di Quota A, che coprono una parte del reddito libero-professionale. Quindi chi farà attività nelle Case di comunità, fino quella soglia – circa 5.400 euro per i medici under 40 e circa 10mila euro per i medici dai 40 anni in su –, non dovrà pagare null’altro di più.
Superate queste soglie, un medico ospedaliero paga comunque molto poco, perché su quei redditi si applica la Quota B Enpam, che è molto più bassa rispetto al 33 per cento Inps che viene prelevato sul reddito da lavoro dipendente.
ANAAO: PRIMA CONFRONTO CON IL MINISTRO
Dopo le dichiarazioni del ministro, il sindacato più rappresentativo degli ospedalieri sollecita un confronto che chiarisca regole e termini di un eventuale impegno dei medici dipendenti pubblici nelle Case di comunità.
“Vogliamo un confronto con il ministro, per avere i chiarimenti necessari sull’ipotesi di partenza”, ribadisce al Giornale della previdenza, Pierino Di Silverio, segretario Anaao, appena riconfermato alla guida del sindacato degli ospedalieri.
“Siamo disponibili a dare una mano al sistema della sanità – continua il segretario del sindacato, che è anche consigliere di amministrazione dell’Enpam – ma questo non può che avvenire attraverso un confronto e deve essere regolato all’interno del contratto nazionale, certamente non con un’imposizione dall’alto o con norme in contrapposizione alle regole contrattuali”.
FORMAZIONE, RESPONSABILITÀ E CONTRATTO
Formazione, responsabilità professionale e nuovo contratto sono stati i temi di punta al centro del 26° congresso nazionale dell’Anaao Assomed, riunito a Roma dal 17 al 20 giugno 2026.
Nel confermare il proprio impegno a difesa del Servizio sanitario nazionale, l’assemblea del sindacato si è confrontata su come la sostenibilità della sanità pubblica non possa essere misurata esclusivamente in termini economici. “Essa – si legge in una nota del sindacato – dipende dalla capacità di attrarre, valorizzare e trattenere i professionisti, garantire qualità delle cure, sicurezza degli operatori e dei pazienti, innovazione organizzativa e partecipazione ai processi decisionali”.
Tra gli indirizzi politico-sindacali approvati nel corso del congresso, spicca quello della formazione, nelle università e negli ospedali. La strada indicata è quella di una riforma dei rapporti tra Università e Ssn che assicuri equilibrio tra assistenza, didattica e ricerca.
Dal congresso è emersa anche la necessità di completare il percorso di riforma della responsabilità professionale degli ospedalieri, attraverso, ad esempio, il pieno consolidamento delle tutele introdotte negli ultimi anni e il superamento dell’approccio punitivo nella gestione del rischio clinico e il contrasto della medicina difensiva.
Sul piano contrattuale, invece, l’assemblea nazionale ha impegnato il sindacato su diversi fronti, tra i quali quello della valorizzazione della specificità della dirigenza medica e sanitaria rispetto alle altre dirigenze pubbliche e quello dello sviluppo di percorsi di carriera dinamici, meritocratici e trasparenti.
Antioco Fois






