Sabato 9 maggio scorso si è svolta nel quartiere San Basilio a Roma una cerimonia di scoprimento della targa toponomastica intitolata a Mario Boni, storico medico di famiglia e figura di riferimento della medicina generale italiana, già vicepresidente dell’Enpam.
L’area prescelta si trova nel territorio del municipio IV a Roma, su via Loreto, all’altezza di via Morrovalle, proprio nel cuore del quartiere di San Basilio, dove Boni aveva aperto, nel 1961, il suo studio di “medico di famiglia di borgata”, come si definiva.
UNA VITA PER LA MEDICINA
Lo stesso studio in cui, il 5 luglio del 1995, perse la vita per un infarto al termine di una visita a un suo paziente. Una morte sul lavoro per un medico che aveva scelto, per vocazione e per tradizione famigliare, di svolgere la sua professione in una situazione ambientale in cui la sua competenza e la sua generosità, insieme alle indubbie qualità umane e all’impegno personale, gli guadagnarono l’affetto e la stima degli abitanti della popolare borgata capitolina. Tanto da essere insignito, a quattro mesi dalla morte, della medaglia d’oro per la Sanità pubblica.
Caratteristiche che, si legge in un ricordo della Fimmg, unite alla “completa conoscenza del problema, chiara intelligenza delle situazioni, grande preparazione tecnica, capacità di intuito, rapidità di decisione nelle scelte, obiettività di valutazione ed anche intransigente, cocciuta determinazione nel perseguire gli obiettivi prefissi” gli consentirono di raggiungere le massime cariche rappresentative del sindacalismo medico.
Nato a Roma il 21 febbraio 1933, Mario Boni si laureò in Medicina e Chirurgia all’Università di Ferrara nel 1960. Nella sua lunga carriera Boni fu, tra l’altro, socio fondatore e componente del consiglio direttivo della Simg, segretario nazionale della Fimmg (1983), consigliere del Cnel (1989) vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Roma dal 1985 e membro del Comitato Centrale della Fnomceo (1986), di cui fu poi segretario fino al 1993, quando divenne vicepresidente dell’Enpam.
“Un grande, padre della medicina fiduciaria della persona. Tagliente ed essenziale come un chirurgo, ma pignolo e appassionato del suo mestiere come gli orologiai di una volta. Faceva i conti delle convenzioni a mano, ma guardava sempre avanti, pragmatico nella sua grande umanità taciturna. Ha trascurato salute e carriera per un’ideale. È morto sul pezzo”. Così lo ha voluto ricordare Alberto Oliveti, presidente dell’Enpam.
LE AUTORITÀ
Alla cerimonia di intitolazione erano presenti la vedova di Mario Boni, Eleonora Cordero di Montezemolo, i familiari e i figli Giorgio e Cristina. “Ringraziamo l’Amministrazione comunale per aver voluto dedicare questo giardino a nostro padre. È un gesto che ci onora e ci commuove, perché lega il suo nome a un luogo vivo, aperto, fatto di incontri, di relazioni, di comunità: esattamente ciò che ha rappresentato per lui questo quartiere. Desideriamo inoltre rivolgere un sincero ringraziamento al consigliere Carmine Barbati, che ha reso possibile questa iniziativa”.
Per le istituzioni sono intervenuti il presidente della X Circoscrizione, ex vice presidente Enpam ed ex presidente dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri di Roma, Mario Falconi, l’assessore capitolino Maurizio Rossi, il direttore generale dell’Enpam, Vittorio Pulci, Roberto Venesia in rappresentanza della Fimmg nazionale, Felice De Ruggieri per l’Omceo di Roma e il segretario della Fimmg Roma e vicesegretario nazionale vicario Fimmg, Pier Luigi Bartoletti.
IL RICORDO DEI FAMIGLIARI
Pubblichiamo integralmente l’intervento letto nel corso della cerimonia dal figlio di Mario Boni, Giorgio, per ricordare e omaggiare il padre scomparso.
Signor Sindaco, Autorità presenti, cittadini, amici,
a nome della nostra famiglia desidero esprimere un sentito e profondo ringraziamento a tutti voi per essere qui oggi, in un momento per noi così significativo.
Ringraziamo l’Amministrazione comunale per aver voluto dedicare questo giardino a nostro padre. È un gesto che ci onora e ci commuove, perché lega il suo nome a un luogo vivo, aperto, fatto di incontri, di relazioni, di comunità: esattamente ciò che ha rappresentato per lui questo quartiere. Desideriamo inoltre rivolgere un sincero ringraziamento al consigliere Carmine Barbati, che ha reso possibile questa iniziativa. Quando nostro padre ha iniziato a lavorare qui, questo non era ancora il quartiere che vediamo oggi, ma una borgata fatta di difficoltà, ma anche di grande umanità e solidarietà. È qui che ha scelto di restare, giorno dopo giorno, fino all’ultimo, mettendo al centro della sua vita la salute delle persone.
Per lui fare il medico non è mai stato soltanto una professione, ma una missione. Ha ascoltato, curato, accompagnato intere generazioni di cittadini, spesso andando oltre il dovere, con disponibilità, dedizione e rispetto per ogni persona. Accanto al lavoro quotidiano, ha portato avanti con convinzione anche il suo impegno nel sindacato dei medici, lottando per un principio in cui ha sempre creduto profondamente: il diritto alla salute come diritto fondamentale di tutti, senza distinzioni.
In questo percorso non è mai stato solo: desideriamo ricordare anche il contributo di nostra madre, che lo ha sempre sostenuto con forza, condividendo con lui valori, sacrifici e dedizione. Sapere che oggi il suo nome sarà ricordato in questo luogo ci consola e ci rende orgogliosi. Ma ancora più importante è vedere quante persone lo ricordano con affetto: questo è il segno più autentico del valore della sua vita. Questo giardino non è solo un’intitolazione, ma un invito a continuare a costruire una comunità attenta agli altri, solidale e giusta, proprio come lui avrebbe voluto.
Grazie di cuore a tutti voi per essere qui e per aver condiviso con noi questo momento.
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