La sera del 6 maggio 1976 il Friuli fu sconvolto dal terremoto: le case, le strade, i ponti crollarono e i corpi furono straziati. Mille morti, migliaia di feriti, decine di migliaia di persone rimasero senza tetto.
In ciascuna di queste tragedie, accanto ai vigili del fuoco, alle forze dell’ordine, ai militari, non sono mai mancati i medici. Con generosità e dedizione, i sanitari hanno raggiunto sempre chi soffre. E all’immediata volontà di assistere i feriti e gli sfollati, si è aggiunto il loro sostegno per la ricostruzione.
MEDICI PER LA RICOSTRUZIONE
Oggi saranno in molti a ricordare la tragica sera di 50 anni fa, quando la terra del Friuli ha tremato per 59 secondi. Anche le strutture sanitarie erano state ridotte in macerie.
I medici e il personale sanitario si erano attivati immediatamente. Dopo 60 minuti dalla scossa devastatrice, oltre l’80 per cento dei professionisti in camice erano già in piena attività. Venivano montate le tendopoli e gli stesi medici costruivano e attrezzavano le strutture sanitarie per dare aiuto alle migliaia di feriti e senza tetto.
In quell’occasione, il consiglio nazionale dell’Anaao, l’associazione sindacale dei medici ospedalieri, decise di intervenire per la ricostruzione dell’Ospedale di Gemona, andato completamente distrutto. Alla raccolta fondi tra gli iscritti del sindacato partecipò anche Anpo, l’associazione di categoria dei primari ospedalieri.
“L’Anaao sottolinea l’abnegazione dei medici e dei paramedici locali i quali hanno arrecato soccorso prodigandosi al limite delle forze e richiede che le Amministrazioni ospedaliere di tutto il Paese mettano a disposizione della Regione Friuli medici ospedalieri volontari per le necessità assistenziali del territorio che si rendessero evidenti nelle prossime settimane”.
Così si legge in un appello dell’epoca, diffuso dall’associazione sindacale dei medici ospedalieri.
Grazie anche allo sforzo e alla solidarietà della categoria in camice, Gemona e il suo ospedale rinacquero attraverso un’operazione di recupero esemplare conosciuta come ‘Modello Friuli’.
Un miracolo che ha visto protagonisti tutti i 137 Comuni del cratere del terremoto.
Claudio Testuzza






