In Italia si vive di più, in buona salute e il merito è di un sistema che fa perno sulla medicina generale. A dirlo è Franco Zaffini, presidente della commissione Affari sociali e sanità del Senato, che davanti alla platea dell’85° congresso della Fimmg a Villasimius (Cagliari) ha snocciolato una serie di dati.
LONGEVITÀ E QUALITÀ DELLA VITA
“In Italia si vive in media 84,1 anni – ha detto citando i dati Ocse relativi al 2024 –, cioè 2,4 anni sopra la media dei Paesi avanzati”. Un risultato che “otteniamo spendendo per la salute di ciascun cittadino il 13 per cento in meno della media Ocse e il 19 per cento in meno della media europea”, ha puntualizzato il presidente della Commissione di Palazzo Madama,.
“Le morti che la prevenzione può evitare sono da noi 93 ogni 100mila abitanti, contro una media di 145. Quelle che le cure possono evitare sono 52, contro 77”, ha aggiunto, sulla scorta dei dati di Ocse, Commissione europea e Organizzazione mondiale della sanità.
Quest’ultima, inoltre, misura gli anni vissuti in buona salute. Secondo i dati riportati dal senatore, nel 2023 l’Italia e la Spagna hanno il valore più alto fra i grandi Paesi considerati: 71,2 anni. Fra il 2000 e il 2019 l’Italia ha guadagnato 3,6 anni di vita, 2,9 dei quali in buona salute: circa quattro quinti, la quota più alta del gruppo.
“La longevità in Italia ha la firma della medicina generale”, ha sostenuto Zaffini. Per misurare la qualità e l’accesso alle cure primarie, l’Ocse usa un indicatore specifico: i ricoveri per le malattie croniche che si governano fuori dall’ospedale (asma e broncopneumopatia cronica, scompenso cardiaco, diabete). “In Italia – ha detto Zaffini – sono 224 ogni 100mila abitanti, cioè meno della metà della media Ocse, che è di 473. In Germania, il Paese dell’Unione che spende di più per la salute, sono 810”.
È l’Ocse a dire che in Italia “le cure primarie hanno contribuito a mantenere bassi i ricoveri evitabili”. In sostanza, dice Zaffini, “ogni ricovero evitato è una persona curata a casa propria, vicino ai suoi, dal medico che ha scelto”.
“MMG, UNA CATEGORIA SOTTO ATTACCO”
“Il medico di medicina generale è l’unica porta d’accesso al Servizio sanitario nazionale senza liste d’attesa – ha detto Zaffini –, ed è anche l’unico che il cittadino può scegliere liberamente”. Eppure nella medicina generale si investe di meno: “Nel 2014 aveva il 6,1 per cento della spesa sanitaria pubblica. Quest’anno, nelle previsioni del Documento di finanza pubblica, pesa il 5,2 per cento. La medicina generale – ha detto Zaffini – ha ricevuto sempre meno attenzioni negli ultimi anni, o forse ha ricevuto le attenzioni sbagliate”.
Nell’analisi del presidente della commissione di Palazzo Madama, trova spazio un monito: “La medicina generale è al bivio. È una categoria sotto attacco, che rischia di sparire come elemento che si pone tra il cittadino e l’apparato sanitario. Va recuperato l’orgoglio, la centralità, il ruolo, perché senza i medici di famiglia il sistema non regge”.
“In 12 anni – ha sottolineato il senatore di Fratelli d’Italia – la spesa sanitaria è cresciuta del 35 per cento, quella indirizzata alla medicina generale del 16 per cento, meno della metà. La medicina generale costa a ciascun italiano 131 euro l’anno: appena 11 euro al mese”.
La conseguenza è che in dieci anni ha perso più di 5mila medici e ha assorbito il carico, aumentando di pari passo il numero di assistiti per medico e l’età della pensione: “Questo è il meccanismo che ha tenuto in piedi il sistema e anche la ragione per cui non può continuare così”. L’altro lato della medaglia mostra “5.965 giovani medici hanno chiesto di entrare nella formazione in Medicina generale, per 2.651 borse. La vocazione c’è – ha aggiunto il senatore – tocca a noi darle un progetto”.
L’impegno quindi “è riportare la medicina generale almeno alla quota di spesa che aveva nel 2014, con un fondo vincolato all’innovazione, ai progetti assistenziali e non distribuito a pioggia. Ai valori del 2026 significa circa 1,3 miliardi di euro l’anno”.
L’esponente delle istituzioni non ha poi mancato di avventurarsi nel territorio del merito: “Forse è scomodo dirlo in un contesto sindacale, ma non tutti voi siete uguali”, ha detto rivolgendosi alla platea. “Ci sono medici di famiglia che lavorano tanto e altri che lavorano meno. È quindi giusto – ha concluso il senatore – che chi lavora di più venga pagato di più”.
Antioco Fois






