Stefania Boccia, professoressa ordinaria di Igiene e Sanità pubblica alla Cattolica di Roma, ha ricevuto il “Premio De Sanctis” per il suo percorso scientifico internazionale nell’ambito della Salute sociale. Il premio le è stato consegnato nel corso della cerimonia a Palazzo Spada, alla presenza di Gianni Letta, ex sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, e del ministro della Salute, Orazio Schillaci.
Il riconoscimento intitolato all’intellettuale irpino viene assegnato per la capacità di tradurre i concetti di prevenzione, equità e solidarietà in azioni concrete.
AD PERSONAM, MA PER TUTTI
Le ricerche della Boccia si focalizzano sulla valutazione dell’impatto delle tecnologie genomiche nella prevenzione delle malattie cronico-degenerative e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari, con un orientamento alla prossimità e all’equità di accesso alle cure.
A margine della premiazione, la professoressa ha affrontato il tema degli screening ultra-personalizzati legati alla genetica.
Il tema è se siamo davvero vicini a battere il cancro sul tempo o se l’ostacolo principale rimanga rappresentato dalle disuguaglianze. Oggi, infatti, la mappa del Dna rappresenta una delle frontiere più avanzate nella lotta ai tumori, poiché permette di individuare precocemente le mutazioni genetiche e le predisposizioni biologiche che aumentano il rischio di sviluppare la malattia.
Tuttavia, la scienziata invita alla cautela nell’affidarsi esclusivamente ai test genetici.
“Il nostro destino di salute – spiega Boccia – non è scritto soltanto nel Dna. Possiamo anticipare sempre meglio il rischio, tuttavia dobbiamo essere prudenti nel promettere di battere il cancro sul tempo. La genetica offre possibilità importanti, soprattutto quando viene integrata con la storia familiare, le informazioni cliniche e gli stili di vita”.
Così, la medicina predittiva calcola una probabilità futura, non una certezza. E lo studio dei geni diventa utile solo se si trasforma in un programma di controlli medici costanti.
Tutto ciò, però, ha un costo. “Prevedere un rischio – spiega Boccia – non significa ancora prevenirlo. La prevenzione personalizzata si avvale di tecnologie costose che, se poco alla portata di tutti, rischiano di esacerbare i divari sociali. La medicina predittiva deve rafforzare le misure rivolte alla collettività, come il contrasto al fumo, le vaccinazioni, gli ambienti più salutari e gli screening organizzati. È dall’incontro tra queste due dimensioni che può nascere un progresso realmente condiviso”.
SCIENZA + SALUTE SOCIALE = PACE
Il Premio De Sanctis unisce così la Scienza alla Salute sociale.
Curare ogni malato in base al suo Dna – prosegue nel ragionamento la premiata – non deve essere un lusso riservato a pochi, ma un diritto di tutti i cittadini. Questo approccio ottimizza i costi ed evita la sovradiagnosi. In quest’ottica, la ricerca scientifica riscopre la propria missione etica e sociale. “Servono scelte pubbliche – dice Boccia – per valutare quali innovazioni funzionano, per poi inserirle nei percorsi del Servizio sanitario nazionale. Una medicina più precisa realizza la propria promessa quando ci aiuta a distribuire meglio le opportunità di salute”.
Infine, in uno scenario globale drammatico, segnato da guerre in cui la vita umana sembra aver perso valore, la Scienza ha un enorme potenziale come strumento di pace.
“Ogni vita umana ha lo stesso valore. Per chi si occupa di salute pubblica, questo significa riconoscere la stessa dignità e lo stesso diritto alla protezione a ogni persona, qualunque sia la sua nazionalità o la parte del mondo in cui è nata”.
Per Boccia, la cooperazione e il lavoro comune per la salute permettono di dialogare e costruire una cultura di pace. “Non attribuisco alla scienza il potere di risolvere da sola i conflitti – conclude la professoressa – . Può contribuire, però, a una cultura di pace quando mette il sapere al servizio della vita, richiamando le istituzioni alle conseguenze umane delle loro decisioni. Per me, occuparsi di salute sociale significa anche questo”.
GLI ALTRI PREMIATI
Dedicato al più grande critico letterario italiano e primo ministro della Pubblica Istruzione, Francesco de Sanctis (1817-1883), il premio è stato istituito nel 2009 su iniziativa di un pronipote di Francesco de Sanctis, attraverso la Fondazione De Sanctis.
Inizialmente nato per la saggistica, il premio ha incluso nel tempo letteratura, diritti umani, economia e, dal 2021, salute sociale. Promosso con la presidenza del Consiglio e i principali ministeri, si avvale fin dalle origini dell’alto patronato del Presidente della Repubblica.
Questi gli altri premiati:
- Elisabetta Iannelli, avvocata e segretaria generale della Favo
(Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia); - Gavi, the Vaccine Alliance (Alleanza globale per i vaccini e l’immunizzazione);
- La “Carovana della Prevenzione” di Komen Italia, presidente Alba Di Leone;
- Il Comune di Guardiagrele;
- Il progetto “Take Care” della Uefa, rappresentato dall’ex calciatore campione del Mondo e commentatore televisivo, Marco Tardelli.
Paola Stefanucci
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