I fondi a disposizione del Servizio sanitario nazionale crescono meno della ricchezza del Paese. Una tendenza confermata nella quinta legge di Bilancio del Governo in carica. Nel triennio 2027-2029, la sanità pubblica riceverà appena 7,1 miliardi di euro aggiuntivi, a fronte degli oltre 18 miliardi richiesti dalle Regioni.
È la fotografia scattata dalla Fondazione Gimbe, che evidenzia un progressivo indebolimento del Servizio sanitario nazionale: il finanziamento raggiungerà 148,2 miliardi di euro nel 2029, il più alto valore in assoluto mai raggiunto, ma scenderà in proporzione al 5,87 per cento del Pil, contro il 6,27 per cento del 2022.
Il divario tra finanziamento pubblico e spesa sanitaria prevista salirà a 25,8 miliardi di euro nel triennio: 5,4 miliardi nel 2027, 8,5 nel 2028 e 11,8 nel 2029. A questo si aggiungono i 22,7 miliardi di euro di cosiddetti “tagli invisibili” stimati da Gimbe rispetto all’ipotesi di mantenere costante al livello del 2022 il rapporto tra Fondo sanitario e Pil.
GLI INTERVENTI
Tra le principali misure previste dalla Manovra 2027 figurano:
- 2,37 miliardi di euro aggiuntivi nel 2027, 2,35 nel 2028 e 2,4 nel 2029 per il Fondo sanitario nazionale;
- 380 milioni di euro annui per aumentare le indennità del personale dei Pronto soccorso;
- 300 milioni di euro, limitati al 2027, per le prestazioni aggiuntive del personale sanitario;
- 500 milioni di euro annui per aggiornare le tariffe dei ricoveri per acuti;
- 100 milioni di euro nel 2027 per l’assistenza ai pazienti con Alzheimer e altre demenze;
- 1,645 miliardi di euro per un voucher sanitario da 300 euro destinato agli over 75 con redditi pensionistici e assistenziali entro 28mila euro;
- 160 milioni di euro annui per compensare le imprese farmaceutiche attraverso il fondo per il payback.
POCHI MARGINI PER LE REGIONI
Secondo Gimbe, una quota consistente delle nuove risorse viene assorbita dall’aumento dei costi, lasciando alle Regioni appena 138 milioni di libera disponibilità nel 2027, 236 nel 2028 e 273 nel 2029. Intanto, cresce il sostegno al mercato privato e agli erogatori accreditati.
Il quadro rischia di tradursi in maggiori difficoltà per i cittadini: già nel 2025 la spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie aveva superato i 42,4 miliardi di euro, mentre 5,6 milioni di persone avevano rinunciato a visite ed esami.
CARTABELLOTTA: NEL 2029 RECORD NEGATIVO
Per Gimbe, senza finanziamenti strutturali, personale e servizi accessibili, il rischio è un ulteriore aumento delle liste d’attesa e delle disuguaglianze nell’accesso alle cure.
“In sintesi – spiega il presidente del Gimbe, Nino Cartabellotta – il Fondo Sanitario Nazionale continua ad aumentare, raggiungendo nel 2027 il ‘valore più alto di sempre’. Ma dietro gli annunci di questo ‘nuovo record’ si nasconde una realtà ben diversa: la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità torna a diminuire, fino a toccare nel 2029 il valore più basso di sempre”.
La nota del Gimbe






