C’è tempo fino a lunedì della prossima settimana, 27 luglio, per fare domanda di partecipazione al concorso per entrare nel Corso di formazione specifica in Medicina generale per il triennio 2026-2029.
Il concorso servirà ad assegnare 2.621 borse di studio a livello nazionale e la prova d’esame è in programma per il prossimo 21 ottobre (tranne per la Provincia autonoma di Bolzano).
Per un laureato in medicina o per un medico già specializzato, l’occasione è utile per entrare a fare parte del sistema della medicina territoriale, che rappresenta la spina dorsale del nostro Ssn.
Tutti i dettagli su formazione, possibilità di lavoro, carriera, fisco, assicurazioni, contributi, pensione e prestazioni si possono trovare nella Guida per i medici di medicina generale realizzata dal Giornale della previdenza, che puoi consultare qui.
COME FARE DOMANDA
Per diventare medici di medicina generale è prevista una formazione specifica post laurea di durata triennale. La scuola di formazione è gestita dalle Regioni e per accedervi bisogna superare il concorso pubblico.
La domanda di partecipazione al concorso si fa generalmente online, sulla piattaforma digitale indicata dal bando della regione in cui si concorre. Si può scegliere una sola regione. La prova consiste in 100 quesiti di medicina clinica, a risposta multipla, da completare in due ore.
La retribuzione media per i corsisti è di 966 euro lordi al mese (più eventuali integrazioni stabilite a livello locale, come ad esempio in Valle d’Aosta, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e nelle province di Trento e Bolzano). La borsa è equiparata a reddito da lavoro autonomo e soggetta a ritenute Irpef e Irap. I contributi previdenziali vanno invece versati all’Enpam (con la possibilità di richiedere dell’aliquota agevolata al 2 per cento).
LAVORARE E FREQUENTARE IL CORSO
Chi è iscritto a un corso di formazione in medicina generale può accettare incarichi di guardia medica e di sostituzione di medico di famiglia. Può inoltre assumere incarichi convenzionali, come quelli temporanei (e cioè una convenzione con massimale di 1.000 pazienti e il mantenimento della borsa di studio) e quelli provvisori (chiamati anche a tempo determinato) che in sostanza equivalgono alla sostituzione di un altro medico (in questo caso si viene pagati in base al numero di pazienti che si prendono in carico).
Il corsista non può invece instaurare rapporti di lavoro dipendente o di consulenza con enti pubblici o privati e con il Servizio sanitario nazionale, né esercitare la libera professione, fatta eccezione per le sostituzioni e gli incarichi convenzionali di medicina generale già ricordati (oltre all’attività certificativa e alle visite occasionali).
La frequenza del corso è inoltre incompatibile con l’iscrizione a una scuola di specializzazione o a un dottorato di ricerca.
CHI È IL MEDICO DI FAMIGLIA
I medici di medicina generale, i medici di famiglia, sono professionisti della sanità che garantiscono l’assistenza primaria sul territorio e rappresentano l’anello di congiunzione tra il cittadino e le strutture ospedaliere. Sono medici liberi professionisti che svolgono la loro attività in convenzione con il Servizio sanitario nazionale.
Per ottenere la convenzione i medici di medicina generale devono essere inclusi nella graduatoria regionale e fare domanda per uno o più incarichi vacanti non appena la Regione pubblica l’elenco degli incarichi sul proprio Bollettino ufficiale (Bur).
Possono candidarsi per un incarico vacante anche i medici che ne hanno già uno a tempo indeterminato, chiedendo il trasferimento, oppure quelli che ancora frequentano il corso di formazione in medicina generale.
Nella carriera del medico di base è da poco stato inserito il concetto del “ruolo unico”. Si tratta di una sorta di doppio binario, nel quale sono coinvolti automaticamente tutti i medici che hanno avuto la convenzione con una Asl dal 2025 in poi, ma può coinvolgere, su base volontaria, anche i medici di medicina generale che a quella data erano già in servizio.
“Ruolo unico” significa che oltre all’impegno nei confronti dei propri pazienti (che hanno scelto il medico volontariamente, su base fiduciaria), i camici bianchi si fanno carico anche di una quota oraria, assumendo anche i compiti di quella che era la continuità assistenziale, più ulteriori compiti in tema di cronicità, domiciliarità, prevenzione.
La novità delle ultime settimane riguarda l’ingresso dei medici di famiglia nelle Case di comunità. Questi, infatti, potranno prestare servizio per un massimo di 6 ore settimanali nei maxi ambulatori costruiti con i fondi del Pnrr. Ne parliamo in maniera più estesa in questo altro articolo.
L’APPELLO DEI SINDACATI
L’appello ai giovani medici che arriva dalla Fimmg è quello di “cogliere questa opportunità e a scegliere una professione destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale nel Servizio sanitario nazionale”, si legge in una nota del sindacato maggioritario della medicina generale.
Lo stesso sindacato non manca però di rimarcare che a fronte di una carenza stimata di “circa 5.600 medici di famiglia rispetto a un rapporto ottimale medico/paziente”, le borse messe a disposizione per formare nuovi medici di famiglia siano “evidentemente non sufficienti a coprire la carenza”.
Una sollecitazione sulla riforma del sistema formativo dei medici di medicina generale arriva, invece, da Snami, che chiede il superamento dell’attuale modello regionale e l’istituzione di una vera e propria specializzazione universitaria in Medicina generale. In un comunicato del sindacato, la presidente nazionale Simona Autunnali, indica una ricetta che integra preparazione clinica, attività negli studi dei convenzionati già in servizio, esperienza sul territorio, ricerca e confronto con i sistemi sanitari europei.
Antioco Fois






