Lo stigma sulle malattie mentali insiste e resiste da millenni. Sebbene, oggi, siano (diventate) curabilissime. Gli psicofarmaci sono apparsi nel paesaggio sanitario negli anni Cinquanta del secolo scorso, accolti con diffidenza e scarsa aderenza terapeutica. Come accade tuttora.
Il pregiudizio che li circonda alimenta in numerosi pazienti timori immotivati – antiscientifici – legati all’autonomia, all’(auto)controllo e all’identità. Non è così. E non è vero che creano dipendenza e fanno ingrassare, afferma Alba Calderone, psichiatra nell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, che nel suo libro demolisce uno per uno i falsi miti sui farmaci che curano i disturbi della mente.
Oltre a spiegarci come agiscono gli antidepressivi sul sistema nervoso centrale, modulando l’attività dei neurotrasmettitori – serotonina, dopamina e noradrenalina – e restaurando l’equilibrio emotivo, cognitivo, fisico alterato. E gli eventuali effetti collaterali.
Ci dice come affrontare ansia, depressione, panico e gli effetti logoranti sulla salute dello stress e quali sono i criteri per distinguere la tristezza (transitoria) dalla depressione (cronica) clinica. Nel libro c’è un capitolo “Natura madre, natura matrigna” dedicato all’uso, spesso incongruo, dei prodotti cosiddetti naturali.
Non mancano pagine avvincenti sulla fortunata storia degli psicofarmaci.
Quasi tutti scoperti per caso: dall’iproniazide e l’imipramina fino alla fluoxetina (Prozac), che negli anni Novanta ebbe un successo clinico e commerciale enorme e strappò allo Zantac, prescritto per il trattamento dell’ulcera peptica e della malattia da reflusso gastroesofageo, il primato di farmaco più venduto al mondo.
La nascita, sempre fortuita, del primo antidepressivo risale invece al 1957. Alcuni tisiologi notarono che nei pazienti tubercolotici trattati con l’isoniazide, migliorava non solo la patologia infettiva, ma anche la depressione grazie agli effetti euforizzanti del farmaco.
C’è da considerare – sottolinea Calderone – che quando un farmaco viene prescritto come antidepressivo, sovente si scontra con la reticenza popolare in quanto “psicofarmaco”. Paradossalmente, lo stesso farmaco somministrato off label, ovvero fuori etichetta, viene accettato di buon grado. Per disinformazione?
La disinformazione gioca un ruolo chiave anche nell’uso improprio che i giovani fanno degli psicofarmaci, acquistati senza prescrizione medica, per sballarsi: un fenomeno allarmante, in crescita secondo uno studio del Cnr di Pisa.
Paola Stefanucci
PER ACQUISTARE IL LIBRO
“Dottoressa non saranno mica psicofarmaci? E liberaci dal male oscuro dei pregiudizi” di Alba Calderone
Davide Falletta Editore, dicembre 2025, pp. 210, euro 14,70





