C’è stato un tempo, gli anni Ottanta, in cui la sanità (pubblica) italiana era considerata un’eccellenza mondiale. Poi… il declino.
Maurizio Cremonte e Riccardo Lera, entrambi laureati nel 1982 – l’uno neuropsichiatra infantile e l’altro pediatra – attraversano quarant’anni e più di intensa attività medica, vissuti in prima linea. Otto lustri che hanno segnato il passaggio da un sistema sanitario accessibile per tutti e soprattutto efficiente, a uno frammentato e incapace di garantire il diritto universale alla salute. Nel silenzio di istituzioni e media.
In queste pagine scritte con il giornalista Maurizio Scordino – “il curatore” così chiamato dagli Autori – esprimono con franchezza e senza sconti la loro cogente delusione. Come e perché un modello riconosciuto “esemplare” dalle sanità globali qual è stato il nostro Servizio sanitario nazionale, ora versa in grave e progressivo degrado? Quali le cause?
Eccone alcune, indicate nel volume. Scelte politiche sconsiderate e rimedi inadeguati, tagli (sistematici) alle risorse finanziare, privatizzazione, aziendalizzazione delle strutture pubbliche (Asl) introdotta nel 1992, burocratizzazione – sempre più imponente – che penalizza la necessaria e imprescindibile relazione medico-paziente (ridotto a numero/utente).
Le conseguenze?
Iniquità nell’accesso alle cure che spesso sfociano nella rinuncia dei cittadini alle prestazioni, pronto soccorso al collasso, carenza di personale, carichi di lavoro eccessivi e orari prolungati del personale sanitario. E poi: la scomparsa della medicina territoriale, la cui importanza è emersa durante l’emergenza Covid, e la diffusione della medicina difensiva, che grava sulla spesa sanitaria complessiva per dieci miliardi di euro l’anno. Inoltre, tra le conseguenze vanno annoverate anche le quotidiane aggressioni, verbali e fisiche, agli operatori sanitari che fomentano il burnout della classe medica e infermieristica.
Tutto ciò, finisce (in)evitabilmente per minare la sicurezza dei pazienti e la salute mentale di “chi ci cura”.
Non mancano puntuali e ponderate considerazioni sul costo dei “gettonisti”, sulle scuole di specializzazione, sul numero chiuso, sui concorsi, sui protocolli di qualità. sull’obsolescenza delle apparecchiature ospedaliere, soprattutto digitali, sul fascicolo sanitario elettronico, utilizzato solo dal 18 per cento degli italiani e del nuovo linguaggio della sanità aziendalistica. Ad esempio, i “primari” di una volta, che tuttavia insistono tuttora nel parlato delle persone, sono definiti “dirigenti”.
Sono innumerevoli i problemi (e le soluzioni proposte) dal punto di vista professionale, organizzativo, legislativo e sociale che affiorano in quest’opera dal titolo emblematico “La salute negata”. Oltre alle riflessioni sul futuro della sanità pubblica, il volume riporta la storia toccante della morte di un bambino accompagnato fino alla fine dal suo neuropsichiatra Maurizio Cremonte e la realizzazione dei campi-scuola per suoi piccoli pazienti diabetici del pediatra Riccardo Lera.
Prefazione di Paolo Mazzarello.
Paola Stefanucci
PER ACQUISTARE IL LIBRO
“La salute negata” di Maurizio Cremonte, Riccardo Lera con Maurizio Scordino
Edizioni Epokè, Novi Ligure (Alessandria), pp.190, 2025, euro 22,00





