Le parole plasmano il mondo e lo raccontano, nel bene e nel male. Nella storia dell’umanità scorrono fiumi di parole. Antiche e nuove. Il lessico della Medicina, in particolare, è lo specchio fedele della sua millenaria continua evoluzione. Riflette la comparsa di nuove malattie, l’inarrestabile progresso scientifico, la tecnologia, la novità della prevenzione e della longevità, l’umanizzazione e della personalizzazione della cura. A ciò si aggiunga l’aziendalizzazione della sanità.
L’opera di Marco Geddes da Filicaia, medico epidemiologo ed esperto di sanità pubblica, decodifica la complessità del linguaggio sanitario per restituire al lettore una visione critica e consapevole del mondo della cura.
L’autore, che è stato vicepresidente del Consiglio superiore di sanità per due mandati, analizza attraverso una certosina indagine semantica ed etimologica i termini usati nel contesto delle politiche sanitarie e sociali. Ne analizza il significato in un periodo di crisi del welfare. Esamina l’origine, l’uso – spesso distorto o improprio – e il significato di oltre 50 parole riferite alla salute.
Eccone alcuni. L’appropriatezza. Avvicinarsi – dal latino proprius, composto di prope (vicino) – è apparsa nella letteratura biomedica negli anni Novanta del secolo scorso quale confronto tra le esigenze cliniche dei medici e quelle gestionali degli amministratori della sanità.
Il termine e le sue molteplici indicazioni cliniche, etiche e prescrittive, ricorre nel dibattito e nella pubblicistica sanitaria insieme a due vocaboli, in parte affini e sovrapponibili: “efficacia/efficienza” e “sostenibilità”. Sul versante opposto c’è l’“inappropriatezza”, riferita al sovra, sotto, scorretto uso prescrittivo.
C’è l’anglicismo “budget”, trasmigrato dalla terminologia economica e finanziaria a quella sanitaria e assistenziale. E ancora: c’è la “lista” associata al termine “attesa”, individuando così uno dei problemi irrisolti del Sistema sanitario nazionale, il diritto alla “privacy” e il nuovo concetto di “centralità del paziente”.
Assai diffusi sono i termini “fragilità” e “vulnerabilità”. Altrettanto frequente è il vituperato (e inaccettabile) termine “cliente”. Se ne parla nel capitolo “Cliente, paziente, persona”, da meditare.
Paola Stefanucci
PER ACQUISTARE IL LIBRO
“La salute? È una parola. Strumenti e divagazioni per capire la crisi del welfare” di Marco Geddes da Filicaia
Il Pensiero scientifico editore, Roma, 2026, pp. 180, euro 18,00





