Una lettura toccante e un atto di solidarietà concreta: tutti i proventi derivanti dalle vendite di “La mia casa a Muzawa”, di Alessio Paša, sono destinati a sostenere attivamente i progetti sul campo di Medici senza frontiere.
I protagonisti del romanzo sono Henry Robinson, un medico originario di Birmingham, e Agnese Bertozzi, un’infermiera bolognese.
La coppia, affiatata sul lavoro e nella vita, ha attraversato e salvato vite ovunque nelle aree più martoriate e difficili del pianeta: dal Congo alla Repubblica Centrafricana, dal Myanmar al Niger, fino alle atrocità del recente conflitto in Sudan.
La vicenda si sviluppa a Muzawa, una cittadina fittizia situata nel Sud-Ovest del Thaire, uno stato immaginario dell’Africa Centrale, che evoca drammaticamente contesti reali e attuali di crisi geopolitica.
A Muzawa, per conto dell’Ong inglese Universal healthcare (nome di fantasia), Henry e Agnese decidono di tentare un esperimento sul campo radicale e rischioso.
Rifiutando l’isolamento protetto e artificiale dei compound occidentali blindati, scelgono deliberatamente di stabilirsi in una casa comune inserita nel cuore del tessuto urbano, a diretto e costante contatto con la popolazione locale.
In questo scenario l’emergenza è ordinaria: le condizioni ambientali sono quelle del deserto, l’acqua è scarsissima, l’agricoltura stenta, la fame e la denutrizione sono dilaganti e letali.
Mentre malaria, Aids, febbre gialla, colera e schistosomiasi imperversano, l’igiene e la sicurezza restano inesistenti, rendendo complesso anche il rapporto con le autorità politiche e religiose locali, strette nella difesa di tradizioni e consuetudini.
L’autore descrive con crudo realismo la quotidianità ospedaliera nella scarsità assoluta di risorse, evidenziando lo stress post-traumatico e l’inevitabile logorio psicologico che colpisce chi opera costantemente in prima linea, dove il confine tra il ruolo attivo di soccorritore e quello di testimone inerme si fa sovente labile e doloroso.
La “casa” che dà il titolo al volume diventa così una potente metafora: non rappresenta soltanto un riparo fisico, ma il disperato tentativo dei protagonisti di preservare uno spazio intimo di cura, normalità, affetto e dignità morale nel cuore pulsante del caos, del terrorismo e della violenza circostante.
Paola Stefanucci
PER ACQUISTARE IL LIBRO
“La mia casa a Muzawa. Una missione umanitaria estrema” di Alessio Paša
Auto-pubblicato, 2025, pp. 184, euro 19,50





