L’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Roma ha appena aggiornato la definizione di Atto medico con un documento in 24 punti redatto dalla Commissione Etica ed Atto Medico dell’Ordine. Un documento che nasce – spiega il presidente dell’Ordine e consigliere di amministrazione dell’Enpam, Antonio Magi – alla luce dell’evoluzione scientifica, della complessità organizzativa e dell’ingresso dell’intelligenza artificiale nella sanità.
Il testo, infatti, prova a rispondere a una domanda, solo in apparenza semplice: che cosa rende propriamente medico un atto professionale?
AGGIORNAMENTO NECESSARIO
L’Ordine ha ritenuto necessario promuovere una riflessione organica e contemporanea su ciò che rende propriamente medico un atto professionale. Si tratta della “risposta dell’Ordine a una trasformazione della sanità che corre più veloce delle nostre definizioni”.
Al centro della definizione di Atto medico, spiega il documento dell’Ordine, c’è la deliberazione clinica: diagnosi, prescrizione, valutazione dell’appropriatezza e decisione sul singolo caso restano atti propri del medico, fondati su competenze scientifiche, esperienza e interpretazione del caso.
L’intelligenza artificiale – dal canto suo – può supportare l’analisi dei dati e il confronto tra opzioni, ma non sostituisce la supervisione, il giudizio e la responsabilità personale del medico.
Il documento ribadisce il valore della responsabilità, dell’autonomia professionale e della relazione fiduciaria con il paziente, con consenso e dissenso informato considerati parte essenziale dell’atto medico. Inoltre, la nozione di atto medico viene estesa a ricerca, formazione, educazione sanitaria e organizzazione, in una visione orientata alla qualità, sicurezza e continuità delle cure.
PAROLA AI MEDICI
“Se non diciamo noi con precisione che cosa è un atto medico – spiega Magi – la risposta la daranno altri: la contrattazione, il contenzioso, il mercato tecnologico. L’Ordine ha scelto di darla per primo, e di darla in modo argomentato”.
Non un segno di chiusura corporativa, chiarisce il presidente dell’Ordine capitolino, ma un punto fermo da cui far ripartire la discussione, insieme alle altre professioni sanitarie coinvolte.
“Questa impostazione non rappresenta una chiusura corporativa. Al contrario, chiarisce le responsabilità per rendere più sicura e trasparente la collaborazione. Riconoscere l’autonomia delle altre professioni sanitarie e, nello stesso tempo, individuare ciò che non è delegabile nella decisione medica significa proteggere il paziente, evitare sovrapposizioni e garantire che ogni scelta sia assunta da chi possiede la specifica abilitazione, competenza e responsabilità”.
CHI HA CONTRIBUITO
Ventiquattro i componenti della Commissione che lo ha redatto: clinici di area radiologica, endocrinologica, chirurgica, psichiatrica, dell’urgenza e dell’odontoiatria; filosofi morali e bioeticisti, tra cui studiosi di etica dell’intelligenza artificiale; storici della medicina e studiosi di medical humanities; igienisti ed esperti di clinical governance; giuristi, medici legali ed economisti sanitari; direttori generali e sanitari “che il sistema lo governano ogni giorno”.
APERTURA ALLA SOCIETÀ
“Il documento che presentiamo – conclude e chiarisce Magi – non pretende di chiudere il confronto. Al contrario, vuole offrire una base solida e operativa per orientare la pratica clinica, la regolazione professionale e le politiche sanitarie, con la consapevolezza che la definizione dell’atto medico dovrà continuare a confrontarsi con i progressi scientifici, tecnologici e sociali”.
LEGGI IL DOCUMENTO
I lavori della Commissione sono stati raccolti nel volume “Etica e atto medico” curato da Francesca Gambetti per tab Edizioni, consultabile e scaricabile in formato Open Access qui






