Le domande sono ricorrenti e spesso di senso opposto: “Perché invece di investire, l’Enpam non alza di più le pensioni?”, “Quanti soldi possono mettere le Casse dei professionisti per questo o quel progetto pubblico?”.
Sia che le richieste arrivino dagli iscritti, sia che provengano da eletti nelle istituzioni, la premessa delle risposte è identica: dobbiamo partire dalla previdenza, perché questa è la nostra radice e il nostro approdo.
Ogni Cassa, infatti, è un ente esponenziale di una categoria ed è a quella che deve essere finalizzata la sua attività istituzionale. E il patrimonio è fieno in cascina, accumulato in vista di tempi difficili.
L’Enpam è solido, con un patrimonio a valori di mercato che supera i 30 miliardi di euro. Ma allo stesso tempo, con i suoi 355mila iscritti attivi e 185mila pensionati, è un ente maturo che vive gli stessi problemi dell’Italia.
Siamo un Paese che ha pochi nati – meno di mille al giorno –, ma anche con 23mila ultracentenari, con tendenza all’aumento nel numero e nel bisogno di assistenza. Se guardiamo al lavoro in sanità, come medici scontiamo almeno una quindicina d’anni di programmazione carente e di sottofinanziamento.
È una situazione che, come ente, soffriamo perché oggi paghiamo in pensioni più di quanto incassiamo in contributi. Infatti, dallo scorso anno il saldo previdenziale è negativo, e le proiezioni attuariali dicono che questa sarà la normalità per parecchi anni ancora.
In questa fase viene in soccorso il patrimonio accumulato: risparmi che, ben investiti, producono incassi capaci di colmare il deficit previdenziale – come già accaduto nel 2025 –, o comunque di mitigarlo. Quando i rendimenti non saranno sufficienti consumeremo un po’ di riserve, ma solo per il tempo di superare la gobba: e ci riusciremo grazie al fondamentale esercizio di previdenza prudente che ci ha portato a costituire quest’indispensabile provvista patrimoniale.
In ossequio al principio di prudenza, diversifichiamo il patrimonio investendo in tanti modi differenti. Le risorse sono quindi ripartite, ad esempio, fra titoli di Stato, obbligazioni e azioni (comprese quelle di banche, che negli ultimi anni ci hanno portato ottimi rendimenti).
Oltre il 20 per cento del patrimonio è inoltre investito in beni reali, cioè nel settore immobiliare e delle infrastrutture.
Ma attualmente, proprio perché siamo entrati in una stagione di conti previdenziali negativi, non ci basta più che gli investimenti ci diano una buona redditività a fronte del rischio più basso possibile. Dobbiamo essere attenti anche al fattore tempo e alla liquidabilità: gli investimenti, cioè, devono garantire all’Enpam un flusso di denaro continuo, e soprattutto quando serve, per fare in modo di pagare a tutti le massime prestazioni che il sistema consenta.
Il patrimonio, in altre parole, è il mezzo che permette a Enpam di mantenere le promesse previdenziali fatte ai medici e agli odontoiatri quando hanno pagato i loro contributi. La gestione patrimoniale, tramite gli investimenti, quindi è proprio parte integrante della missione di una Cassa privata come l’Enpam, e non un di più di cui si potrebbe fare a meno, o una divagazione dalla sua funzione.
La finalità resta quella di assicurare previdenza e assistenza ai medici e agli odontoiatri che lavorano in Italia. Ecco perché una quota significativa del patrimonio viene investita nel Paese. Ma è anche il motivo per cui, quando arrivano proposte d’investimento dobbiamo sempre ricordare a tutti che possiamo valutarle solo se coerenti con la nostra natura e il nostro scopo.
Alberto Oliveti
Presidente della Fondazione Enpam






