I trasferimenti dello Stato all’Inps (trasferimenti correnti dalla fiscalità generale) ammontano a 165 miliardi di euro annui, contribuendo in modo sostanziale a coprire circa un terzo delle uscite complessive dell’Istituto, che si aggirano sui 571 miliardi di euro. Solo nell’ultimo decennio, i trasferimenti dello Stato sono saliti dal 32 al 35 percento.
È un dato che porrebbe qualsiasi azienda nelle condizioni di dichiarare fallimento. Ma per l’Istituto previdenziale pubblico viene accettata la copertura di questo forte disavanzo con la valutazione positiva che l’ente sopperisce, con questi flussi finanziari, principalmente a coprire le prestazioni assistenziali e di inclusione sociale, finanziare l’assistenza agli invalidi civili, sostenere il reddito e le famiglie, oltre che a integrare le gestioni previdenziali in deficit.
Questo per il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, che lo scrive nel Rendiconto sociale 2025, il documento che riassume l’attività svolta dall’Istituto e offre una panoramica aggiornata sull’andamento delle principali prestazioni previdenziali e assistenziali,
Il documento permette di affermare che dai dati emerge un sistema in evoluzione. Un sistema segnato da un numero sempre più contenuto di nuovi pensionamenti, dall’aumento dell’età media di uscita dal lavoro e da un progressivo ridimensionamento delle misure di pensionamento anticipato.
I CONTI IN TASCA ALL’INPS
Nel dettaglio, nel 2025 i pensionati Inps sono 15.435.694. le nuove pensioni previdenziali liquidate continuano a diminuire. Sono state 834.658, contro le 861.949 del 2024 e le 878.369 del 2022. Secondo il rendiconto, questa flessione è riconducibile principalmente alle restrizioni introdotte negli ultimi anni nel sistema previdenziale italiano.
Il saldo finanziario risulta positivo di 16,8 miliardi. Sono presenti 571 miliardi di entrate a fronte di 554 miliardi di uscite, di cui 425 da prestazioni istituzionali e 30 miliardi da pensioni assistenziali. Anche il risultato economico è positivo per 4, 5 miliardi. Il patrimonio netto sale a 42,8 miliardi.
MENO USCITE ANTICIPATE
Sul fronte delle uscite anticipate dal lavoro prosegue il forte ridimensionamento delle misure dedicate. I beneficiari di Opzione donna sono passati da 26.427 nel 2022 a 3.860 nel 2025. Mentre le diverse formule di Quota, compresa Quota 103 con il ricalcolo contributivo, sono diminuite da 112.982 beneficiari del 2021 a 5.643 nel 2025.
Crescono invece i trattamenti di Ape sociale, mentre diminuiscono quelli destinati ai lavoratori precoci. Contestualmente, aumenta anche l’età media di pensionamento: per le donne si passa da 64,4 a 65,4 anni, mentre per gli uomini si passa da 63,7 a 64,1 anni.
GAP UOMINI E DONNE E TRATTAMENTI VECCHI E NUOVI
Il documento mette, inoltre, in evidenza come resti significativo il divario negli importi delle pensioni tra uomini e donne. Per le pensioni di vecchiaia, infatti, gli assegni percepiti dalle donne risultano mediamente inferiori del 45 per cento rispetto a quelli degli uomini.
Si registra, inoltre, uno scostamento crescente tra il valore medio delle pensioni già in pagamento e quello delle nuove pensioni liquidate, un elemento che, secondo il Rendiconto, evidenzia una progressiva riduzione dell’importo medio degli assegni.
PRESTAZIONI ASSISTENZIALI
Il rendiconto dedica ampio spazio anche alle prestazioni assistenziali.
Nel 2025 risultano attive 2.435.704 indennità di accompagnamento e 1.067.436 prestazioni di invalidità civile. Nello stesso anno sono state accolte 723.778 domande di assegno di inclusione e 119.476 richieste di sostegno per la formazione e il lavoro, dati che restano inferiori al numero complessivo delle prestazioni erogate nel 2022 attraverso reddito e pensione di cittadinanza.
L’ATTIVITÀ DELL’ISTITUTO
Per quanto riguarda l’attività amministrativa, il personale ammonta a 24.521 dipendenti, aumentano le riscossioni derivanti dal recupero crediti nei confronti delle aziende con dipendenti, mentre la riscossione coattiva rimane sostanzialmente stabile.
Prosegue, invece, la diminuzione del numero delle ispezioni effettuate dall’Istituto e continua a ridursi anche la quota di Durc irregolari, indice di una maggiore regolarità contributiva delle imprese. Tuttavia, i crediti per contributi a carico dei datori di lavoro e degli iscritti ammontano all’iperbolica cifra di 125 miliardi. In gran parte a rischio di inesigibilità.
La qualcosa dimostra, ancora una volta, come: “L’Inps non sa gestire i propri patrimoni, si limita a raccogliere i contributi e a destinarli al pagamento delle pensioni”. Come ha ammesso ultimamente Tito Boeri ex presidente dell’Istituto.
Claudio Testuzza






