Le fotografie di Sara Padalino sono state scattate a Gibellina. La dottoressa, specialista in Neuropsichiatria infantile, psicoterapeuta a orientamento cognitivo-comportamentale e dirigente medico presso l’Azienda sanitaria provinciale di Enna, ci racconta che l’immagine fa parte di un viaggio attraverso i luoghi della sua Sicilia, dove il passato continua a dialogare con il presente.
Sulla distesa del Cretto di Burri, una delle opere di land art più singolari e suggestive d’Italia. Il grande manto di cemento ricopre le rovine della vecchia Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice del 1968, trasformando le strade e gli isolati dell’antico paese in un intreccio di crepe, muri e passaggi.
Il bianco e nero accentua il contrasto tra le superfici luminose del cemento e le ombre profonde delle fenditure. Al centro, le due piccole figure umane sembrano quasi perdersi nell’immensità dell’opera. Un’immagine che, come le altre fotografie della serie dedicate a Gibellina e ai templi di Selinunte, mette in dialogo il presente con le tracce del passato: persone, abiti e gesti contemporanei si muovono all’interno di luoghi che raccontano una storia molto più antica.
È proprio questo confronto a dare forza agli scatti di Padalino: anche quando l’uomo non è più presente, rimangono le sue opere, le sue tracce e le sue radici. Il passato non è qualcosa di lontano, ma continua a far parte del nostro presente.
La fotografa inoltre ci dice di aver imparato nel tempo a “centrare l’obiettivo” e ad affinare il proprio occhio. La sua compagna di viaggio è una Canon 200D con obiettivo EF-S 18-55 mm, con cui ha realizzato questa particolare prospettiva del Cretto.

Vincenzo Basile
Concorso Enpam
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