Andrea Vitali ha il dono di calarci in tempi e luoghi che non abbiamo mai attraversato né abitato come se ne facessimo parte da sempre: nei suoi libri, il passato (che non abbiamo vissuto) si fa presente vivo, lucido, palpabile.
Autunno 1931. Tra le corsie dell’ospedale Umberto I di Bellano, la bizzarra richiesta di Mentore Carcolati – degente della camera sette in attesa di un delicato intervento chirurgico – sconvolge la routine medica. Il paziente è determinato ad abbandonare il letto seduta stante se non verrà soddisfatto, a costo di mettere a repentaglio la propria salute e la reputazione del nosocomio.
Il primario, il professor Giulio Cesare Bombazza – noto ai lettori per la sua fascinazione per la craniotomia, pur non avendone mai eseguita una – è sull’orlo di una crisi di nervi. Al suo fianco suor Anastasia, suo braccio destro, corre da una parte all’altra pregando e non sapendo più a quale santo votarsi.
Nel frattempo, il becchino Adelio Dilena, detto il soteramòrt, non a caso chiamato Ade, calcola già il profitto di una potenziale catastrofe.
Il tempo stringe: Carcolati non può più aspettare il donatore (di cosa?). L’unica soluzione per contenere il paradosso, prima che diventi epidemico, è affidarsi a un modernissimo e gelido frigorifero industriale.
Nell’ombra, il maresciallo Ernesto Maccadò indaga consapevole che stavolta il pettegolezzo di paese è l’ultimo dei problemi: Bellano rischia di sprofondare in un abisso senza ritorno.
Paola Stefanucci
PER ACQUISTARE Il LIBRO
“Il piede nella fossa” di Andrea Vitali
Garzanti, Milano, 2026, pp. 304, euro 19,00





