In un mondo in cui appaiono anacronistici, il pensiero, la memoria – annullata nell’eterno presente della rete – l’approfondimento, la fatica, che fine ha fatto l’anima?
È l’interrogativo, nonché la ricerca, che pervade questo libro intimo e profondo. Scritto in prima persona da Paolo Crepet, il volume è concepito in capitoli brevi ma densi di contenuti, considerazioni e massime folgoranti sull’omologazione, sui rischi della tecnocrazia, sulla violenza, sotterranea ed esplicita, che percorre i nostri tempi.
Nel volume, lo scrittore alterna ricordi familiari e sentimentali, la relazione con i suoi maestri e i loro insegnamenti, vite e imprese umane meravigliose, come quella di Enzo Ferrari.
Elogia il suo maestro delle elementari Gino Faggian, sobrio, autorevole, esigente, anche con sé stesso. Pur non essendo un montessoriano, comprendeva il valore del gioco quale strumento di crescita emotiva per i piccoli scolari.
Lo psichiatra rievoca i viaggi e le conversazioni – a bordo di una Citroën Ds special – con “il suo grande capitano”, Franco Basaglia, che abolì i manicomi, restituendo libertà, diritti e dignità umana ai malati di mente.
Tra le tante, riporta la storia di Fabian Spagnoli, un diciassettenne portegno che sogna di diventare un giornalista. Il giovane telefona a casa dell’ottantaduenne Jorge Luis Borges. Gli chiede un’intervista. Il poeta inaspettatamente gli dice di sì, a una condizione, che arrivi entro mezz’ora. Fabian salta al volo su un taxi e in 30 minuti è lì a conversare con un mito, come se fosse “un periodista” (si dice così in spagnolo) consumato. Qual è il significato della vicenda? Perseguire un sogno, è possibile.
Racconta la storia amara di un ragazzo ucraino, Oleh, nome di fantasia, che scampato all’inferno delle bombe nel suo paese, rischia di essere bocciato in una scuola che non sa comprendere, ma solo giudicare.
Instancabile divulgatore capace di riempire le platee dei più grandi teatri italiani, Paolo Crepet affronta infiniti temi di stringente attualità. Tra cui l’adolescentizzazione genitoriale, il paradosso tra diffusione di strumenti di comunicazione e incremento della solitudine (emotiva, il sentirsi soli), oltre a scuola e educazione, disciplina (intesa non come imposizione, ma quale opportunità di crescita).
Riflette inoltre sul diritto all’oblio digitale, sulla cancel culture, sulla violenza, sulla follia, sull’imperfezione e sulla fragilità. Esplora concetti quali l’identità, la creatività, la felicità, la dignità, l’indignazione, la speranza, la finitudine e la paura. Proprio in riferimento a quest’ultima conia l’aforisma: “ciò che fa veramente paura è fingere di non aver paura”.
Nell’analizzare tutta la gamma delle emozioni umane, attraverso incontri e parabole esistenziali emblematiche, l’Autore ci mostra come riprenderci l’anima.
Paola Stefanucci
PER ACQUISTARE IL LIBRO
https://www.harpercollins.it/9788830596825/riprendersi-lanima/
Harper Collins, Milano,2026, pp.302, euro 19,90





