Nonostante le strette normative e gli annunci governativi del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ne prevedevano la graduale eliminazione (soprattutto nei pronto soccorso), gli ospedali continuano a dipendere da cooperative e società di servizi per coprire i turni e garantire l’apertura dei reparti.
GETTONISTI, LIMITI NON RISPETTATI
Il decreto legge 34 del 2023 aveva limitato il ricorso ai gettonisti, consentendolo solo in casi eccezionali e prevedendo il progressivo stop ai contratti con cooperative esterne. “ Le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, – si legge nel testo della norma – per fronteggiare lo stato di grave carenza di organico del personale sanitario, possono affidare a terzi i servizi medici ed infermieristici solo in caso di necessità e urgenza, in un’unica occasione e senza possibilità di proroga, solo dopo aver verificato l’impossibilità di utilizzare personale già in servizio, sia dipendente sia in regime di convenzione con il Servizio sanitario”.
Ma a tre anni dal decreto, che ne annunciava il superamento, i medici gettonisti sono ancora una presenza stabile, specie nei pronto soccorso italiani. Qui le esternalizzazioni riguardano il 54,8 per cento delle strutture, spesso con professionisti privi di specializzazione specifica. Questo quanto emerge dall’indagine della Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi).
IL NODO DELLA VERIFICA DEI TITOLI
Se, come sembra, il problema quantitativo della richiesta di gettonisti è rimasto insoluto, rimane fortemente preoccupante la condizione della verifica ed idoneità dei titoli posseduti da questi liberi professionisti.
La verifica dei titoli dei medici gettonisti (esterni e a chiamata) dovrebbe spettare principalmente all’azienda sanitaria locale o all’ospedale pubblico che li assume. Le strutture sanitarie sarebbero, dunque, tenute a controllare i requisiti prima dell’affidamento degli incarichi. Quando, poi, gli ospedali si affidano a fornitori esterni, sono i contratti di appalto stipulati con queste ultime a richiedere (e garantire) che il personale inviato rispetti tutti i parametri di legge e abbia l’idoneità clinica.
Nonostante i controlli formali, il sistema dei gettonisti è stato, comunque, oggetto di forti critiche ed inchieste, che hanno evidenziato come, in alcuni casi, le verifiche sulla reale esperienza clinica specifica (come ad esempio in pronto soccorso) siano state aggirate o poco approfondite.
IL RUOLO DEGLI ORDINI DEI MEDICI
Ma se spetta alla Fnomceo mantenere e aggiornare l’albo professionale ufficiale, tramite cui chiunque può verificare l’effettiva iscrizione del professionista, appare necessario prevedere che i singoli Ordini provinciali, investiti localmente dalla assunzione di un gettonista, debbano poter attivare strumenti di verifica dello stato professionale del medico incaricato.
L’Ordine dei medici ha il compito istituzionale di verificare, validare e certificare i titoli dei propri iscritti, ma in questo caso anche di sanitari provenienti da altri distretti. Lo scopo principale è infatti quello tutelare i cittadini, garantendo che chi esercita la professione possieda i requisiti accademici e le competenze abilitanti previsti dalla legge.
Prima di procedere all’iscrizione all’albo, l’Ordine controlla il possesso della laurea in Medicina e chirurgia e dell’abilitazione all’esercizio della professione. I professionisti hanno, inoltre, l’obbligo di depositare e comunicare tutti i titoli di specializzazione conseguiti (come master, dottorati e specializzazioni).
I TITOLI CONSEGUITI ALL’ESTERO
Per quanto riguarda i titoli conseguiti all’estero con cui spesso, si millantano attività inesistenti, la convalida è di competenza del ministero della Salute, ma l’Ordine si potrebbe fare interlocutore privilegiato della loro verifica.
Nel caso degli stranieri è stato proprio l’Ordine dei medici a sollecitare controlli “rigorosi e sistematici” per il riconoscimento “in deroga” dei titoli conseguiti all’estero, ai fini dell’iscrizione di Medici e odontoiatri all’elenco temporaneo per l’esercizio della professione. Lo stesso sistema potrebbe essere utilizzato anche nei riguardi dei medici “a gettone”, come ulteriore misura di tutela della salute dei cittadini.
Claudio Testuzza






