Le grandi realtà della sanità privata stanno moltiplicando ambulatori e centri medici di prossimità, puntando su accessibilità, rapidità e presenza nei quartieri. Mentre la sanità pubblica costruisce, ma fatica a rendere operative le case di comunità previste dal Pnrr (principalmente per carenza di personale medico infermieristico), il privato accelera e consolida il proprio ruolo nella medicina territoriale, spesso anche attraverso prestazioni convenzionate con il servizio sanitario nazionale.
Questo il sunto dell’analisi del Corriere della Sera, che descrive una medicina di base in crisi, cui la sanità privata ha dato scacco, “conquistando Milano un quartiere alla volta”, si legge in un ampio servizio, a firma di Sara Bettoni, pubblicato nei giorni scorsi sull’edizione di Milano del quotidiano nazionale. Sulla piazza lombarda, infatti, la medicina di base arretra, lasciano un vuoto assistenziale, che il settore privato “a giudicare dai numeri” ha trovato il modo di colmare. “Già da tempo – si legge ancora nell’articolo – la sanità privata ha capito che bisogna avvicinarsi ai pazienti-clienti”.
69 AMBULATORI E UN ESERCITO DI PAZIENTI
Il quotidiano disegna anche una mappa degli ambulatori privati nel capoluogo lombardo, arrivando a contare “69 sedi di cinque grandi realtà”. “Ma l’elenco completo – si precisa nell’articolo – sarebbe ben più lungo”.
I grandi player che giocano la partita della sanità privata nel centro di Milano sono Cdi (Centro diagnostico italiano), Santagostino, Cerba, Humanitas e Gruppo San Donato, che segnalano di assistere centinaia di migliaia di pazienti ogni anno.
A settembre è già prevista l’apertura di un altro ambulatorio privato nel centro di Milano. “Le case di comunità pubbliche – è la domanda che il quotidiano nazionale lascia aperta – riusciranno a recuperare lo stacco?”.
L’articolo completo è disponibile sul sito del Corriere della Sera. Per leggerlo cliccare qui






