Enpam è la casa comune dei medici e dei dentisti.
Svolge da sempre una funzione di rilevanza costituzionale, che è quella di garantire protezione sociale agli iscritti.
Lo fa con mezzi privati, perché più di trent’anni fa, la categoria scelse di gestire in autonomia le proprie risorse per provvedere al meglio alle pensioni e all’assistenza.
Oggi, da fondazione privata, Enpam offre molte più tutele di quanto faceva quando era ente pubblico. Eppure, su quasi ogni questione deve battagliare per ottenere pari dignità con chi, rimasto ente pubblico come l’Inps, fa lo stesso lavoro (o meglio, quasi lo stesso lavoro, visto che nel pubblico – a differenza nostra – se ci sono deficit di bilancio ci pensa lo Stato a ripianarli.
E senza contare che un ente pubblico non ha il gravoso compito di far rendere i contributi incassati con investimenti redditizi, ma poco rischiosi, perché le risorse arrivano dall’Erario…).
Gli ultimi mesi ci hanno tuttavia portato diversi risultati. Il primo è sulla ricongiunzione dalla gestione separata Inps. Finalmente, dopo anni di battaglie nei tribunali, condotte soprattutto da nostri iscritti odontoiatri, è stato stabilito il principio che i medici e i dentisti hanno il pieno diritto di riportare in casa Enpam i contributi che, obtorto collo, erano finiti in questa gestione residuale dell’Inps. Il ministero del Lavoro già a novembre 2025 aveva dato il suo via libera, ma ci sono voluti altri mesi, fino a febbraio 2026, prima che l’Inps si adeguasse.
Oggi di questo successo possono godere tutti gli iscritti, e in particolare i medici che hanno frequentato un corso di specializzazione a partire dal 2006. Fu infatti da quell’anno che – senza alcun senso logico – una legge impose di detrarre dalle borse di studio cospicui contributi, perché fossero riversati in una gestione Inps dove chi fa il medico non contribuirà mai più.
Facendo domanda di ricongiunzione nella propria area riservata sul sito dell’Enpam, oggi i colleghi interessati possono ottenere dei conteggi personalizzati che mostreranno quanto conviene farsi spostare queste somme dall’estratto conto dell’Inps a quello della Quota A Enpam o di una gestione della Medicina convenzionata e accreditata.
Un altro successo viene dalla Corte costituzionale, che il 13 marzo 2026 è tornata a sentenziare sulle Casse dei liberi professionisti. I supremi giudici, che già nel 2017 avevano dichiarato incostituzionale la cosiddetta Spending review, hanno stabilito che anche la Spending review-bis va contro i diritti dei professionisti.
Uscendo fuori dai tecnicismi: a un certo punto lo Stato aveva detto agli enti come l’Enpam: “Fate dei risparmi sulle spese, e quello che risparmiate datelo a me (e non ai vostri iscritti)”. Poi siccome quella legge non aveva senso, ne fece un’altra chiedendo una sorta di tassa per essere esonerati dalla prima. Kafkiano.
Oggi sia l’una che l’altra legge hanno il bollino dell’incostituzionalità, quantomeno quando riguardano un Ente previdenziale privato dei liberi professionisti.
La Corte costituzionale, infatti, ha riconosciuto pari dignità al nostro sistema previdenziale rispetto a quello rimasto pubblico. E ha ribadito che i contributi versati dagli iscritti devono servire per le loro pensioni e non essere distolti per finire genericamente a coprire il disavanzo pubblico.
E si badi bene: è una sentenza simbolica, ma anche estremamente pratica, perché permetterà all’Enpam di farsi restituire milioni di euro. A beneficio di tutti
Alberto Oliveti
Presidente della Fondazione Enpam






