Con lo “sblocco” dei contributi versati nella gestione separata Inps, avvenuto lo scorso novembre, l’interesse sul tema della ricongiunzione è aumentato.
Adesso, infatti, è finalmente possibile trasferire i contributi versati nella gestione separata e farli fruttare in Enpam. Ogni medico e dentista può valutare l’operazione, facendo un bilancio tra costi e benefici, sia in termini economici che di anzianità contributiva.
Una delle domande più frequenti tra gli iscritti Enpam interessati alla ricongiunzione, riguarda i tempi necessari per l’operazione. E cioè, quanto tempo passa tra la domanda di ricongiunzione e il ricevimento della proposta di ricongiunzione da parte di Enpam.
COSTI BLOCCATI
La prima cosa da tenere presente è che, a prescindere dai tempi impiegati dalla pratica, il costo della ricongiunzione non cambia, ma rimane cristallizzato alla data di presentazione della domanda l’Enpam da parte dell’iscritto.
Quindi, il tempo impiegato dalla pratica di ricongiunzione non incide sulla sostanza dell’operazione e sui benefici sostanziali della ricongiunzione.
SETTE MESI DI TEMPI TECNICI
La ricongiunzione, che riguardi o meno i contributi depositati nella gestione separata dell’Inps, prevede tempi tecnici fissi. Si tratta di circa sette mesi, ovviamente “salvo complicazioni”.
Nel particolare, una volta che un iscritto fa domanda di ricongiunzione a Enpam, l’ente di previdenza ha 60 giorni per lavorare la pratica e richiedere a Inps la documentazione necessaria (anche se in genere gli uffici della Fondazione riescono a completare l’operazione in tempi più brevi).
L’istituto pubblico ha a sua volta altri 90 giorni per rispondere, anche se questo non costituisce un termine di legge perentorio. Una volta che Enpam riceve la documentazione da Inps, ha a disposizione altri 60 giorni per rispondere all’iscritto con una proposta.
A questo punto la decisione è dell’iscritto, che ha 60 giorni valutare la proposta di ricongiunzione, accettandola o lasciandola cadere.
Af





