Tramite Citibank, l’Inps ha avviato a fine dicembre la prima fase della campagna 2026 per l’accertamento in vita dei pensionati residenti in America, Asia, Estremo Oriente, Paesi scandinavi ed Europa dell’est.
A partire dal 20 marzo, i pensionati residenti in questi Paesi stanno ricevendo i moduli da compilare e restituire entro il 18 luglio. Si tratta della prima fase della campagna per l’anno in corso, avviata dall’istituto previdenziale con il messaggio 3863 del 19 dicembre 2025.
Il mancato invio della documentazione comporterà il pagamento della rata di agosto 2026 esclusivamente in contanti, presso gli sportelli Western Union e, in caso di mancata riscossione personale entro il 19 agosto, la sospensione della pensione a partire da settembre 2026.
SEMPRE DI PIÙ ALL’ESTERO
Secondo il Rapporto annuale dell’Inps, ogni 100mila titolari di pensione, 33 emigrano all’estero. Si tratta di un andamento triplicato rispetto a 15 anni fa. In particolare, nel 2024, sono stati 37.825 i pensionati che hanno lasciato l’Italia.
Anche molti medici pensionati iscritti all’Enpam trasferiscono la residenza all’estero, potendo beneficiare della pensione e richiedere la tassazione locale (spesso più vantaggiosa) nei paesi convenzionati con l’Italia. L’Enpam gestisce queste pratiche, permette il trasferimento della pensione e mantiene le coperture previdenziali, inclusa la long term care.
I trattamenti comprendono sia le pensioni in regime nazionale, liquidate sulla base dei soli periodi assicurativi italiani, sia le pensioni in regime internazionale, liquidate totalizzando i periodi assicurativi italiani ed esteri, in applicazione dei regolamenti Ue o degli accordi e convenzioni bilaterali di sicurezza sociale stipulati dall’Italia con Stati extra Ue.
Queste ultime, nel 2024, sono state oltre 666mila, di cui più di 241mila, circa il 36 per cento, pagate all’estero per un importo di quasi 617 milioni di euro. Il trend è in crescita: infatti, le pensioni in regime internazionale hanno già superato le 675mila nel 2025.
Non si tratta solo di italiani che hanno lavorato all’estero e maturato contributi in più Paesi. Una quota crescente è composta da pensionati che hanno scelto di trasferire la residenza per ragioni fiscali o per godere di un costo della vita più basso.
Nel 2024 le pensioni pagate all’estero sono state oltre 310mila, per un importo complessivo di circa 1,75 miliardi di euro, distribuito in circa 160 Paesi. La maggior parte dei pagamenti sono localizzati in Europa, dove viene erogato quasi il 62 per cento delle pensioni, seguita da America settentrionale con circa il 20 per cento, Oceania con il 9 per cento, America meridionale con il 6 per cento e, infine, Africa, Asia e America centrale con percentuali intorno all’1 per cento.
ADDIO USA, AUSTRALIA, CANADA…
Il confronto tra il 2018 e il 2025 evidenzia un cambiamento significativo nelle mete scelte dai pensionati italiani. Si registra, infatti, una diminuzione del 40 per cento dei trasferimenti negli Stati Uniti e di oltre il 50 per cento verso Australia e Canada.
Destinazioni storicamente privilegiate da pensionati e lavoratori provenienti dal nostro Paese. E ora “messe da parte” a causa della lontananza, dei costi e dell’inflazione internazionale.
TUTTI IN TUNISIA
In Europa, invece, assistiamo a un incremento specie per Spagna: +75 per cento, Portogallo +144 per cento e Tunisia: +255 per cento. La Spagna, così come il Portogallo, risultano attualmente le destinazioni preferite per i pensionati italiani grazie a un fortunato mix di fattori: il costo della vita mediamente inferiore rispetto a molte città italiane, servizi sanitari facilmente accessibili e una fiscalità percepita come più “prevedibile”.
È, però, la Tunisia a segnalare l’incremento più marcato, con un aumento di ben il 255 per cento dei pensionati italiani tra il 2018 e il 2025, favorito dal costo della vita più contenuto e da un trattamento fiscale competitivo.
Sul fronte fiscale, la Tunisia, infatti, consente di pagare le imposte solo sul 20 per cento della pensione. La Spagna offre un sistema di detrazioni favorevole. Il Portogallo, dopo anni di forte attrattività grazie al regime Nhr, ha chiuso quella stagione a partire dal 1° gennaio 2024.
A giocare un ruolo significativo è infine anche la vicinanza geografica e culturale. Il risultato è una progressiva concentrazione delle scelte di trasferimento verso l’area mediterranea, dove l’assegno Inps vale effettivamente di più in termini reali, poiché può garantire un potere d’acquisto più elevato rispetto all’Italia.
Un elemento particolarmente rilevante riguarda l’importo degli assegni trasferiti all’estero. Secondo l’Inps, le pensioni superiori a 25mila euro annui rappresentano circa il 27 per cento del totale. Si tratta della fascia che potrebbe essere maggiormente interessata da eventuali misure fiscali pensate per incentivare il rientro in Italia.
Proprio alla luce della crescita degli assegni liquidati all’estero, è in discussione al Senato un disegno di legge volto a favorire il rientro fiscale dei pensionati residenti in Paesi fuori dall’Unione Europea. L’obiettivo della proposta è duplice: recuperare base imponibile per l’erario e contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni delle aree interne.
Il disegno di legge mira ad attrarre i pensionati che risiedono all’estero da almeno 5 anni, proponendo una tassazione sostitutiva del 4 per cento per 15 anni, a patto di stabilirsi in comuni italiani con meno di 3.000 abitanti.
Claudio Testuzza






