Giorgio Cosmacini, figura cardine della storiografia medica italiana, condensa in queste pagine oltre mezzo secolo di attività clinica, accademica e pubblicistica. Forte di una duplice formazione – medica e filosofica –, l’Autore titola il volume “Zibaldone”: una raccolta, solo apparentemente frammentaria, di pensieri, memorie, aforismi e aneddoti.
Nato a Milano nel 1931, Cosmacini si laurea in medicina nel 1954. Nel volume ricorda le prime esperienze in corsia e in ambulatorio, il servizio militare, l’esplosione dell’influenza asiatica, il matrimonio e la nascita della figlia Paola, che ne seguirà le orme sia come radiologa sia come storica della sanità.
Alcuni capitoli ripercorrono, tra l’altro, le tappe del primariato e della docenza universitaria e la collaborazione in qualità di autore, sin dal primo numero del 1959, per il periodico “Tempo medico”, le cui copertine erano illustrate da Guido Crepax.
Oltre i guizzi autobiografici, l’Autore riflette sull’evoluzione e i paradossi della medicina contemporanea, che spesso finisce per penalizzare il rapporto umano. Il cuore pulsante dell’opera risiede, infatti, nella strenua difesa dell’umanesimo medico. Questa difesa non è nuova nella sua vastissima produzione: l’opera scientifica e la sensibilità umana del medico milanese poggiano su pietre miliari della sua bibliografia come “L’arte lunga. Storia della medicina dall’antichità a oggi”, in cui la cura viene raccontata come un cammino secolare tra progresso tecnico e bisogni esistenziali.
Allo stesso modo, le radici della sua stessa specializzazione radiologica affondano nel saggio “Röntgen. Il fotografo dell’invisibile”, volume pionieristico in cui Cosmacini celebra lo scienziato che scoprì i raggi X.
L’Autore riflette sull’evoluzione e i paradossi della medicina contemporanea, che spesso finisce per penalizzare il rapporto umano. Il cuore pulsante dell’opera risiede, infatti, nella strenua difesa dell’umanesimo medico. Rifacendosi alla lezione dei classici e all’antropologia medica, Cosmacini ribadisce che la medicina è, per sua natura, una “scienza umana” applicata al corpo. Il medico non deve solo possedere competenze tecniche avanzate, ma deve saper esercitare l’ascolto, l’empatia e la comprensione della totalità somatopsichica e sociale del malato. Senza questa indispensabile dimensione filosofica, l’atto medico viene mortificato in un puro e freddo tecnicismo scientifico.
Lo “Zibaldone” si propone così come una preziosa bussola etica per le nuove generazioni di camici bianchi e come una lettura illuminante per chiunque abbia a cuore la salute dell’umanità.
Nel commiato, Giorgio Cosmacini chiede scusa a Giacomo Leopardi – cui nel 2016 ha dedicato “Un impossibile congedo” – per aver fatto uso del titolo di una sua opera immortale.
Paola Stefanucci
PER ACQUISTARE IL LIBRO
“Zibaldone. Riflessioni e memorie di un medico (quasi) centenario” di Giorgio Cosmacini
KC Edizioni, Genova, 2026, pp.184, euro 16,00





