Come funziona la gravidanza a rischio per la medica di famiglia? Ci sono indennità specifiche? E l’Asl paga la titolare o il sostituto?
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Gentile Dottoressa,

la gravidanza a rischio è tutelata da un’indennità specifica pagata dall’Enpam. L’assegno copre tutto il periodo di interdizione dal lavoro, fino, al massimo, ai due mesi che precedono la data presunta o effettiva del parto. Da quel momento, infatti, subentra l’indennità di maternità, pagata sempre dall’Enpam.
Appena viene accertata la condizione di gravidanza a rischio, bisogna andare all’Asl e farsi rilasciare il provvedimento di interdizione anticipata dal lavoro. L’Asl in questo caso agisce non come datore di lavoro ma come ente che svolge questa funzione per tutte le cittadine. Generalmente la pratica viene gestita dagli uffici di medicina legale o di igiene pubblica, anche se l’organizzazione può variare da un’Asl all’altra.
Il provvedimento è retroattivo perché viene rilasciato sulla base del certificato medico che attesta la condizione di gravidanza a rischio. La data di interruzione obbligatoria dell’attività lavorativa coincide infatti con quella del certificato medico (e non con la data del provvedimento dell’Asl).
Per quanto riguarda la sostituzione, nella maggior parte dei casi le Asl applicano le stesse regole previste per la malattia: nei primi 30 giorni la titolare riceve il compenso per intero e paga il sostituto. Se l’assenza supera i 30 giorni, di norma l’Asl versa il 70% del compenso al sostituto e il restante 30% alla titolare.
Trova tutte le informazioni sull’importo dell’indennità e su come fare domanda all’Enpam qui.
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N.B. Le risposte sono curate dalla redazione del Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri e non riflettono necessariamente il punto di vista dell’editore Fondazione Enpam.
