Tito Boeri lo ha ammesso candidamente e per iscritto: “L’Inps non sa gestire i patrimoni, si limita a raccogliere i contributi e a destinarli al pagamento delle pensioni”.
L’ex presidente dell’Istituto nazionale della previdenza sociale ha affidato queste parole a Repubblica.
Nell’articolo a sua firma, pubblicato il 16 settembre, non si è limitato ad affermare che l’Inps è incapace di far fruttare i soldi affidati dai contribuenti, ma ne dà evidenza: “Ce lo testimonia l’esperienza di FondINPS, il fondo creato per raccogliere il tfr relativo alle adesioni tacite dei lavoratori dipendenti del settore privato in assenza di un fondo contrattuale di riferimento. I costi amministrativi del fondo schiacciavano i rendimenti”.
Boeri, con questo e altri argomenti, critica l’idea del governo di finanziare un fondo di previdenza complementare per i bambini nuovi nati affidandolo all’istituto pubblico. “Presumibile”, afferma l’economista, che le scelte sulla governance del fondo sarebbero “eminentemente di natura politica”.
“Un ente sottoposto a pressioni di bilancio e cicli elettorali è il posto peggiore dove parcheggiare il risparmio di un neonato”, scrive Boeri. Questo perché, ad esempio, si potrebbe finire per “utilizzare la dote come cuscinetto contabile per le casse dell’Inps”, sostiene.
In altre parole, Boeri paventa il rischio che accada esattamente quello che successe con la Cassa pensioni sanitari: la Cps doveva custodire il tesoretto dei medici dipendenti, ma venne buttata con i suoi attivi di bilancio in quel pozzo senza fondo che era l’Inpdap, poi a sua volta fuso nell’Inps con un enorme deficit.
Nel suo articolo Boeri scivola però su una buccia di banana citando l’Enpam che, “come tutte le casse professionali, prive di regolamentazione degli investimenti”, sarebbe tra gli enti soggetti alla “tentazione di usare fondi per operazioni rischiosissime ai confini tra politica ed economia”.
Nella realtà l’Enpam è talmente priva di regolamentazione da avere una governance degli investimenti ispirata alle migliori pratiche internazionali, un manuale di procedure finanziarie di oltre 500 pagine, e un sistema di controlli incrociati esterni e interni come quelli di un risk advisor e un investment advisor scelti con procedure competitive, una struttura professionale interna con competenze previdenziali, attuariali, finanziarie, immobiliari, legali e di monitoraggio del rischio. Per non citare poi tutti gli organi di garanzia, di controllo e di vigilanza previsti dalla legge, dallo statuto e dalle norme interne, e che sono più di una decina.
Il risultato è che l’Enpam ha un patrimonio da reddito pari a 10 volte quello dell’Inps, non riceve trasferimenti dallo Stato e anzi paga allo Stato centinaia di milioni di euro all’anno di imposte sui risultati degli investimenti. Tutto questo perché Enpam mette a frutto i risparmi degli iscritti per produrre utili (come 1,1 miliardi di euro su investimenti bancari, cifra risalente a giugno che nel frattempo è aumentata), che servono a rendere sostenibili le pensioni e le prestazioni destinate ai medici, agli odontoiatri e ai loro familiari.
Gd






