Un filo d’oro applicato ai denti oltre tre secoli prima della nascita della moderna odontoiatria conservativa. È quanto documenta uno studio pubblicato sul British Dental Journal, che descrive il più antico caso conosciuto di odontoiatria restaurativa in Scozia: una legatura dentale in lega d’oro rinvenuta nella mandibola di un uomo vissuto tra il 1460 e il 1670, ad Aberdeen.
Il reperto proviene dagli scavi della East Kirk di St Nicholas, una delle più importanti chiese storiche di Aberdeen. Durante le indagini archeologiche sono stati recuperati i resti di circa 900 individui; tra questi, una mandibola maschile di mezza età ha attirato l’attenzione degli studiosi per la presenza di un insolito filo metallico applicato ai denti anteriori inferiori.
La datazione al radiocarbonio ha collocato l’individuo tra la seconda metà del XV secolo e il XVII secolo, quindi molto prima che la professione odontoiatrica si sviluppasse formalmente nel Regno Unito, durante l’Ottocento.
Il reperto di Aberdeen, sottolineano gli autori, amplia il numero delle testimonianze europee di odontoiatria restaurativa premoderna rappresentando non solo il più antico esempio scozzese di restauro dentale, ma anche una rara testimonianza di come salute orale, abilità artigianale e status sociale potessero intrecciarsi nella vita quotidiana dell’Europa tra medioevo ed età moderna.
SPLINTAGGIO O MERYLAND
Il filo circondava l’incisivo laterale inferiore destro e l’incisivo centrale inferiore sinistro, attraversando lo spazio lasciato dalla perdita in vita dell’incisivo centrale destro.
Secondo gli autori, la legatura poteva avere una duplice funzione: stabilizzare un dente mobile, oppure creare una struttura di sostegno per un dente artificiale oggi non più conservato. La forma assunta dal filo e la presenza di una cavità ossea completamente guarita nella sede del dente mancante, indicano che l’intervento fu eseguito dopo la perdita dell’incisivo.
UN LAVORO DA ORAFO
In Europa, l’odontoiatria cominciò a delinearsi come disciplina autonoma verso la metà del Settecento. Prima, le cure dentarie erano affidate a figure eterogenee: barbieri, specialisti dei denti chiamati dentatores o più conosciuti come “ciarlatani”, ovvero i cavadenti itineranti.
Per questo “splintaggio” gli autori ritengono probabile il coinvolgimento di un orafo. L’analisi microscopica del filo ha mostrato, infatti, caratteristiche tipiche della lavorazione dei metalli preziosi, con segni lasciati dal passaggio del metallo attraverso una trafila e deformazioni compatibili con l’uso di pinze per realizzare il nodo di serraggio.
Le analisi effettuate mediante microscopia elettronica e spettroscopia hanno rivelato che il manufatto era composto per circa l’82 per cento da oro, con aggiunte di argento e rame. La composizione corrisponde a una lega di circa 20 carati.
Come poi nei secoli successivi per la realizzazione di ponti, corone e intarsi, la scelta ricadde sull’oro perché il materiale è resistente alla corrosione, facilmente lavorabile e biologicamente compatibile.
QUESTIONE DI STATUS
I ricercatori fanno notare come l’uomo presentava una salute orale trascurata: diverse carie interessavano la dentatura residua e almeno tre denti erano, come si direbbe oggi, compromessi. Nonostante ciò, tra i cento individui rinvenuti all’interno della chiesa, è l’unico a mostrare un intervento odontoiatrico di questo tipo.
Il luogo della sepoltura, all’interno della chiesa più prestigiosa della città e l’intervento odontoiatrico fa dedurre che questa persona fosse un benestante.
Secondo i ricercatori, l’intervento odontoiatrico non riguardava solo un tentativo di ridurre la mobilità dentale, ma era probabilmente anche la struttura di supporto per un elemento protesico. Non viene, però, indicato di quale materiale potesse essere fatto.
La letteratura del tempo indica soluzioni protesiche con elementi dentali di altre persone o realizzati modellando un osso. Nella società tardo-medievale e moderna, fanno notare i ricercatori, l’aspetto fisico era strettamente associato alla reputazione, alla salute e perfino al carattere morale dell’individuo.
Già allora, mantenere un sorriso integro poteva quindi avere un valore sociale importante, soprattutto per chi disponeva delle risorse economiche necessarie per ricorrere a trattamenti specialistici.
Norberto Maccagno
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