Checco Zalone è sdraiato sul lettino dell’urologo, teso come chi sta per affrontare un momento fatidico, una prova temuta. Il medico si infila i guanti e lui ironizza sfoggiando una serie di battute, l’essenza dei luoghi comuni sulla visita urologica. Tra le poche riportabili: “Posso scegliere il dito?”.
La visita si interrompe con la voce fuori campo, quella di Cristal (come lo champagne) la figlia di Zalone, che comincia a raccontare come il padre sia finito sul lettino dell’urologo spagnolo.
Inizia così Buen Camino, il film campione d’incassi di Checco Zalone uscito quest’inverno nelle sale cinematografiche e da qualche tempo anche sulle principali piattaforme di streaming.
Luca Medici, in arte Checco Zalone, interpreta un ricco uomo di mezza età che incarna tutti i luoghi comuni dell’arricchito figlio di papà. La storia si sviluppa intorno al Cammino di Santiago, fatto con la figlia per convincerla a tornare a casa, trasformando il viaggio in un percorso ricco di incontri improbabili, equivoci, situazioni grottesche e battute irriverenti nel tipico stile dei suoi film.
A fare da filo conduttore dell’intera storia c’è però anche un tema insolito per una commedia: la prostata e la ritrosia dei maschi italiani verso la prevenzione delle patologie che possono affliggerla.
L’ironia nasce dall’esagerazione di una paura molto diffusa tra gli uomini, quella della visita urologica. Zalone gioca sul disagio, sull’imbarazzo e sui pregiudizi, trasformando un tema tradizionalmente considerato “imbarazzante” in una inesauribile fonte di comicità.
Non a caso, la canzone e il video che chiudono il film, La Prostata Enflamada, ha da subito “sbancato” in rete.
UN FILM CHE FA ANCHE PENSARE
Allo stesso tempo, però, il film descrive con sorprendente accuratezza molti dei sintomi associati all’ipertrofia prostatica: la difficoltà a urinare, le minzioni frequenti, l’impatto sulla vita sociale e di coppia.
Zalone non ha mai rivendicato intenti educativi. Dalle sue dichiarazioni emerge piuttosto la volontà di usare la prostata come metafora comica della mezza età maschile, con tutte le sue fragilità, le paure e gli imbarazzi.
La curiosità resta: voluta o meno, la comicità di Zalone ha prodotto un effetto concreto sulla prevenzione, convincendo più “maschietti” timorosi e riluttanti, a fare una visita di controllo? Il suo linguaggio può essere efficace per incentivare la prevenzione?
Secondo la Società italiana di Urologia, decisamente sì.
In un comunicato stampa, il presidente della Siu Giuseppe Carrieri ha sottolineato che “se un linguaggio popolare e ironico contribuisce a far parlare di prostata senza imbarazzo, questo può rappresentare un’opportunità positiva” e ha ricordato come la visita urologica resti “il primo e più efficace strumento di tutela della salute maschile”.
FICARRA (SIU): BENE SENSIBILIZZARE
L’attenzione generata dal film sembra, infatti, aver convinto molti spettatori a rivolgersi allo specialista.

Vincenzo Ficarra, Consigliere nazionale della Società italiana di Urologia (Siu)
Lo conferma anche Vincenzo Ficarra, Consigliere nazionale della Siu, direttore della clinica urologica dell’Università degli Studi di Messina, uno degli urologi che hanno osservato il fenomeno direttamente negli ambulatori.
“Sicuramente è stato un film che ha sensibilizzato e ha posto l’attenzione sulla prevenzione”, spiega a Il Giornale della Previdenza. “Ha messo in evidenza i sintomi che possono essere legati ai disturbi prostatici e, nell’immediatezza dell’uscita nelle sale, tutti noi abbiamo avuto un incremento delle richieste di visite ambulatoriali per valutare i disturbi urinari e la situazione prostatica”.
Un risultato tutt’altro che scontato perché, come ricorda Ficarra, il film non è un’opera di educazione sanitaria in senso stretto. Non affronta il tema del tumore della prostata, né quello dello screening oncologico. Racconta, piuttosto, il disagio quotidiano dell’uomo che si alza di notte per urinare, che aspetta interminabili secondi davanti al water, che vede la qualità della propria vita e delle relazioni di coppia, condizionate dai sintomi.
Nel film, la figlia di Zalone dopo l’ennesima sosta per urinare, gli pone una serie di domande che, ci informa Ficarra, sono molto simili a quelle contenute nei questionari utilizzati normalmente per valutare i sintomi dei pazienti. “È stato decisamente un messaggio molto chiaro e di immediata comprensione sui disturbi che la prostata può causare e quando è ora di andare a farsi visitare”.
DITO NELLA PIAGA
Ma il punto più interessante è forse un altro. Buen Camino tocca quello che continua a essere il nervo scoperto della prevenzione maschile: l’esplorazione rettale.
“Il maschio italico e direi più in generale il maschio latino, ha sempre una certa ritrosia a farsi visitare”, racconta Ficarra. “Sa che la visita urologica prevede questa fase e il dito esploratore viene vissuto in modo particolare dalla psiche di molti uomini. È uno degli elementi che tendono a tenere i maschi lontani dagli ambulatori dell’urologo”.
Zalone gioca su questo timore, lo esaspera, lo ridicolizza, lo porta all’estremo. E proprio per questo finisce, paradossalmente, per normalizzarlo.
“Nel film l’esplorazione rettale viene fatta, certo, scherzosamente, ma viene fatta. E in qualche modo si fa capire che non è nulla di drammatico, che non è mai morto nessuno per una visita urologica”, dice Ficarra.
MASCHIO LATINO
La questione, tuttavia, non riguarda soltanto l’Italia. O meglio, riguarda soprattutto una certa cultura mediterranea della mascolinità.
“Parlando con colleghi internazionali, possiamo dire che in ambito latino la situazione è abbastanza simile” spiega ancora Ficarra. “Quando ci si sposta verso i Paesi del Nord Europa, si osserva una disponibilità molto maggiore ad aderire ai programmi di screening e ai controlli preventivi”.
Sembra quasi un paradosso, l’uomo che non esita a sottoporsi a una risonanza magnetica, a un prelievo del Psa o a esami tecnologicamente sofisticati, continua a percepire la visita clinica come una violazione della propria sfera personale.
“Finché si tratta di fare un Psa o una risonanza magnetica della prostata, non esiste alcuna resistenza particolare”, osserva Ficarra. “L’esplorazione rettale, invece viene vissuta come una violazione. Poi però, una volta superata la prima visita, questa ritrosia tende a scomparire”.
FATTORE CULTURALE
Ficarra, sottolinea come tra la popolazione maschile ci sia un distinguo generazionale. “I giovani sembrano avere un approccio più aperto. Nelle generazioni più mature, invece, l’esplorazione rettale viene ancora vissuta come una forma di invasione della propria sfera personale”.
Alla base, spiega l’urologo, c’è un fattore soprattutto culturale. Le donne vengono educate fin dall’adolescenza a considerare normale il rapporto periodico con il ginecologo. Per gli uomini accade raramente qualcosa di simile.
“Le donne sono molto più ligie nei controlli”, sottolinea. “Per loro la visita specialistica rientra nella routine della vita. Questo non avviene per l’uomo, anche se l’urologo potrebbe rappresentare una figura di riferimento importante fin dall’età adolescenziale”.
È qui che il cinema sembra aver svolto un ruolo centrale. La stessa Siu ha accolto con favore il fenomeno, ricordando che parlare di prostata con un linguaggio accessibile può avvicinare i cittadini alla prevenzione, purché l’ironia diventi, poi, occasione per una corretta informazione sanitaria.
In fondo il merito di Zalone potrebbe essere stato proprio questo: aver presentato la visita alla prostata necessaria e normale, ridicolizzando le ritrosie. Perché la comicità funziona quando colpisce una verità condivisa e la verità raccontata da Buen Camino è che moltissimi uomini, davanti alla prospettiva di una visita urologica, provano ancora oggi un disagio quasi adolescenziale.
Norberto Maccagno






