Nell’era digitale impera la “medicina fai da te”. L’autodiagnosi medica è un’abitudine sempre più diffusa (e incauta). Cercare i sintomi online tramite compulsive ricerche su Google o porre quesiti all’intelligenza artificiale è pericoloso per la nostra salute. Può essere sì utile per informarsi, ma non può mai sostituire la visita e il parere clinico di un medico.
Perché ci curiamo da soli? Non per arroganza, ma per necessità. È quanto spiega, in questo volume accattivante che nulla sottrae al rigore scientifico, Paolo Nucci, professore ordinario di Oftalmologia presso l’Università di Milano e fellowship all’Università di Chicago, saggista e divulgatore.
La sanità vive un momento difficile: sfiducia crescente, percorsi frammentati, tempi lunghi di attesa. Quando l’accesso è complicato, l’autonomia diventa una strategia. Pur non demonizzandola, l’etica medica obbliga a non ignorarne i rischi.
Ed è qui che ci soccorre questo piccolo manuale di sopravvivenza contro la tentazione del “fai da te”. Come? Proponendo cinquanta “cose da evitare” per tutelare la propria salute, attraverso il racconto di altrettanti emblematici casi clinici in cui tutti possono riconoscersi.
Tra gli errori più comuni: “prendere un farmaco perché sul mio amico funziona”, “sospendere una cura perché oggi va meglio”, “collezionare pareri come figurine”, “non andare (dal medico) per pudore”, “ridurre tutto allo stress”, “pensare che guarire sia un processo rapido”.
Tra gli errori più gravi: “scambiare il sintomo per la malattia”. Una tosse persistente che tanto passerà (e invece, no), un dolore al fianco sottovalutato, un reflusso che compare dopo cena. Un antidolorifico, un antiacido e si ignora la storia che li produce.
Inoltre, “confondere prevenzione con controllo”: il corpo sano trattato come malato anticipa la malattia invece di evitarla, entrando così in un circuito dove la prevenzione diventa ossessione. Infine, “rompere l’alleanza con la medicina”: usare il medico come un dispensatore automatico o rifiutarlo come nemico, sono due facce della stessa solitudine.
La medicina funziona solo dentro una relazione, magari imperfetta ma viva. Il rischio più grande, oggi, non è sbagliare terapia. È pensare di poter fare a meno della relazione. Perché il vero contrario della cura non è l’errore. È l’isolamento. La “buona medicina” dubita, si interroga, non mente, sa di non essere onnipotente e di non poter salvare tutti, ma può evitare solitudini inutili.
Paola Stefanucci
PER ACQUISTARE IL LIBRO
“Allora mi curo da solo. Cinquanta cose da evitare, per il bene di tutti” di Paolo Nucci
Piemme, Milano, 2026, pp. 144, euro 18,90





