Alla fine del 2025 mancavano 5 mila e 700 medici di medicina generale per garantire un’adeguata assistenza sanitaria ai cittadini sul territorio italiano. Ben 18 regioni su 20 hanno carenze gravi. La maglia nera va per distacco alla Lombardia dove ne mancano 1.540.
Lo dice un’analisi della Fondazione Gimbe sui dati Sisac, che individua le radici del problema in una programmazione inadeguata.
PEGGIO NELLE GRANDI REGIONI
Tra il 2019 e il 2024 il numero dei medici di medicina generale è diminuito di ben 5.197 unità e tra il 2025 e il 2028 ben 8.180 hanno raggiunto o raggiungeranno il limite di età per la pensione.
Oltre al record segnato dalla Lombardia, situazioni critiche si registrano anche in quasi tutte le altre grandi regioni. Le carenze sono gravi nel Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394), Lazio (-358). Carenze minori si rilevano in Puglia (-279 medici), Marche (-161), Friuli-Venezia Giulia (-156), Sardegna (-143), Liguria (-116), Provincia autonoma di Bolzano (-80) e di Trento (-53), Calabria (-43), Valle d’Aosta (-15), Abruzzo e Umbria (-12).
Non si rilevano, invece, carenze in Basilicata, Molise e Sicilia.
TROPPI GLI ASSISTITI
Per garantire una distribuzione omogenea e capillare dei medici di famiglia, tenendo conto della prossimità e della densità abitativa, la Fondazione Gimbe ha assunto come riferimento il rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti.
Numero però lontano dalla realtà: al primo gennaio 2025, i 36.812 medici di famiglia avevano in carico oltre 50,9 milioni di assistiti, con una media di 1.383 a testa e marcate differenze regionali.
Ancora una volta, la classifica vede in testa la Lombardia, dove ogni medico ha in carico 1.533 pazienti, seguita da Veneto (1.526), Bolzano (1.525), Friuli-Venezia Giulia (1.473), Valle d’Aosta (1.432), Campania (1.425), Emilia-Romagna (1.420), Toscana (1.413), Piemonte (1.407), Marche (1.406), Trento (1.388), Sardegna (1.384).
Sotto la media italiana ci sono Liguria con 1.345, Puglia (1.331), Lazio (1.314), Calabria (1.242), Umbria (1.223), Abruzzo (1.216), Sicilia (1.177), Molise (1.154) e Basilicata (1.153).
In questo modo, commenta Cartabellotta, “viene limitato il principio della libera scelta”.
PROGRAMMAZIONE INADEGUATA?
“Da un lato – aggiunge il presidente della Fondazione Gimbe – sempre più medici di famiglia scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni, dall’altro il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate: non tutte vengono assegnate e almeno il 20 per cento degli iscritti abbandona il percorso”.
Ma, anche se tutti i cosiddetti medici di famiglia andassero in pensione a 70 anni e tutte le borse di specializzazione finanziate tra il 2022 e il 2025 fossero assegnate “le nuove leve – dice Cartabellotta – non riuscirebbero comunque a coprire i pensionamenti e le carenze”.
Inoltre, la programmazione dovrebbe tener conto, e non accade, dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento dei bisogni di cura. Nel 2025 gli over 65 in Italia erano quasi 14,6 milioni (il doppio rispetto a 40 anni fa), di cui oltre la metà soffre di due o più malattie croniche, mentre gli over 85 sono addirittura triplicati raggiungendo quota 4,5 milioni.
“Senza una visione – conclude il presidente Gimbe – Governo e Regioni continueranno a mettere in campo soluzioni frammentate per tamponare una grave crisi che richiede invece una riforma organica e coraggiosa della medicina generale”.






