In una sanità sempre più digitale, i dati rivestono un’importanza cruciale: dati clinici, immagini diagnostiche, referti, parametri raccolti da dispositivi medici e wearable.
Sono informazioni ad altissimo valore potenziale per la ricerca, la diagnosi e la personalizzazione delle cure, la cui gestione deve necessariamente soddisfare due esigenze all’apparenza contrapposte: tutela della privacy e sviluppo dell’innovazione.
Le stime indicano che fino al 97 per cento dei dati sanitari prodotti non è impiegato per finalità di analisi o innovazione, a causa di vincoli normativi stringenti e timori legati alla protezione della privacy. In questo modo, però, l’effetto è un rallentamento della ricerca e dello sviluppo di nuovi modelli di cura.
I DATI SINTETICI
Come fare, dunque?
Una risposta arriva dai dati sintetici, una sorta di “gemello digitale” dei dati clinici. Si tratta di informazioni generate artificialmente mediante algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning, progettate per riprodurre la struttura statistica dei dataset reali senza contenere elementi riconducibili a persone identificabili. Ne parla un approfondimento sul portale Tech2Doc.
I vantaggi sono già misurabili. Oltre a garantire un anonimato completo, consentono di creare dataset più bilanciati e rappresentativi, riducendo i bias che compromettono l’affidabilità dei modelli di intelligenza artificiale, soprattutto in presenza di campioni ridotti o popolazioni sottorappresentate.
Nelle malattie rare, ad esempio, dove la scarsità di casi limita la robustezza statistica degli studi, questa tecnologia consente di generare migliaia di casi simili basati su quei pochi reali, permettendo di studiare cure che prima erano fuori portata.
L’ambito in cui l’effetto trasformativo è più evidente è quello della sperimentazione clinica.
Le analisi disponibili mostrano che l’adozione estesa dei dati sintetici potrebbe tradursi in un numero significativamente maggiore di trial clinici ogni anno, favorendo l’accesso anticipato dei pazienti a nuove terapie. Il tutto con un impatto economico rilevante, in termini di risparmi per i sistemi sanitari regionali e di contributo positivo alla sostenibilità complessiva.
L’ESIGENZA DI SICUREZZA
Insomma, la sanità digitale del futuro si giocherà sulla capacità di valorizzare i dati senza comprometterne la sicurezza. Una sfida importante, considerato che, secondo l’Agenzia europea per la cybersicurezza (Enisa), il comparto sanitario è tra i settori più vulnerabili agli attacchi informatici.
Diversi episodi recenti hanno determinato cancellazioni di interventi, blocchi dei sistemi e pubblicazione di dati sensibili. Tra la fine del 2022 e l’inizio 2023, gli attacchi giornalieri verso organizzazioni sanitarie sono cresciuti in modo marcato, coinvolgendo ospedali, assicurazioni e servizi di assistenza, oltre alle scienze della vita.
Un articolo sul portale Tech2Doc affronta proprio questo tema: come la trasformazione digitale della sanità stia introducendo – oltre a innumerevoli vantaggi – anche nuove vulnerabilità. Per questo, è indispensabile una strategia che unisca governance, collaborazione con l’industria, formazione, controlli efficaci e strumenti pratici di autovalutazione.
In questo quadro, la cybersicurezza diventa una componente essenziale della qualità e della sicurezza delle cure.
Claudia Torrisi






