Un anno di tempo. Anzi meno, visto che la soluzione per il pagamento non più differito del Tfs a dipendenti pubblici, dovrà essere trovata entro il 14 gennaio del 2027, giorno nel quale la Corte costituzionale si riunirà per valutare le misure adottate dal Governo e dal Parlamento nel merito.
NEL 2027 IL TFS SUBITO (FORSE)
Per i 3,3 milioni di dipendenti pubblici si apre, per la prima volta, uno spiraglio concreto per ottenere immediatamente i soldi del trattamento di fine rapporto una volta andati in pensione.
Oggi gli statali devono attendere dai due ai sette anni per ottenere la propria liquidazione e, inoltre, il pagamento avviene a rate nel tempo.
La Corte costituzionale è tornata a pronunciarsi per la terza volta in pochi anni su una vicenda che affonda le sue radici nelle misure per il salvataggio dei conti pubblici adottate oltre 15 anni fa nel tentativo di placare la crisi del debito pubblico, in particolare con il decreto 78/2010 (articolo 12, comma 7).
Nelle due precedenti pronunce, i giudici avevano chiaramente giudicato costituzionalmente illegittimo il differimento del pagamento, ma avevano lasciato aperta la porta al Governo, visti i costi della misura, per trovare una via d’uscita coerente con le leggi.
ATTESA INFINITA PER UN DIRITTO
Oggi gli statali devono attendere dai due ai sette anni per ottenere la propria liquidazione e, inoltre, il pagamento viene rateizzato nel tempo.
Il Tfs per i dipendenti pubblici viene pagato dall’Inps in tempi differiti. Generalmente dopo 12 mesidalla cessazione del rapporto di lavoro – scesi a nove con l’ultima manovra – a cui si aggiungono 90 giorni per l’erogazione.
La prima rata arriva, solitamente, dopo 9 mesi per i pensionamenti di vecchiaia e dopo 24 mesi negli altri casi. In pratica occorrono:
9 mesi + 90 giorni in caso di pensionamento per raggiungimento dei limiti di età o servizio;
24 mesi + 90 giorni in caso di dimissioni volontarie, licenziamento o pensione anticipata;
105 giorni nei casi di inabilità o decesso del lavoratore.
Inoltre, la modalità d’ erogazione prevede un’unica soluzione d’ importo lordo complessivo pari o inferiore a 50mila euro, due rate d’ importo tra 50.000 e 100.000 euro (la seconda rata dopo 12 mesi dalla prima), tre rate d’importo superiore a 100mila euro (seconda e terza rata a distanza di 12 mesi l’una dall’altra).
INPS: A RISCHIO SPERPERO
Aveva destato profondo sconcerto quanto era emerso dalla memoria difensiva depositata dall’Inps nel giudizio relativo al pagamento differito del Tfs/Tfr dei dipendenti pubblici.
Nella memoria si affermava, infatti, che chi riceve una grossa somma in un’unica soluzione può essere più incline a privilegiare gratificazioni immediate rispetto al futuro e potrebbe essere spinto dall’euforia verso spese eccessive. Parole che risultano gravi e inaccettabili perché insinuavano che le lavoratrici e i lavoratori pubblici non sarebbero in grado di gestire responsabilmente una parte rilevante del proprio salario.
Ricordiamo che il Tfs/Tfr non è un premio, né una concessione dello Stato: è retribuzione differita, salario maturato nel corso di una vita lavorativa, diritto pieno e indisponibile. O il legislatore interviene o lo Stato dovrà pagare subito. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 130 del 2023, aveva già dichiarato incostituzionale il meccanismo del differimento e della rateizzazione, sollecitando un intervento del legislatore che è rimasto assolutamente inerte.
Tuttavia, anche con questa ultima ordinanza la Corte ha evitato la cancellazione immediata delle norme sul Tfs dei dipendenti pubblici. Una scelta che comporterebbe l’immediata esigibilità dei trattamenti, compresi quelli maturati anteriormente alla pronuncia e in corso di erogazione, 15 miliardi di euro, con grave difficolta da parte de Tesoro. Ma ha, di fatto, avvertito che in assenza di novità la tagliola scatterebbe a gennaio prossimo, perché nemmeno i moniti possono essere reiterati all’infinito.
Vedremo se la prossima Befana invece del carbone porterà ai dipendenti pubblici andati in pensione, quanto è di diritto di ricevere tempestivamente ciò che è loro dovuto.
Claudio Testuzza






