La medicina riproduttiva sta attraversando una fase di trasformazione sotto la spinta dell’innovazione digitale. Nell’ottica di una gestione della fertilità sempre più personalizzata e tecnologicamente assistita, si aprono nuove strade nell’ampliamento delle opzioni riproduttive.
START-UP ITALIANA
Un esempio è MeggyCare, la prima start-up italiana dedicata all’autoconservazione degli ovociti, sviluppata da tre imprenditrici padovane.
Come spiega un articolo sul portale Tech2Doc, il progetto consiste in una piattaforma orientata a favorire l’accesso al ‘social freezing’, ossia la crionservazione degli ovociti per motivi non legati a patologie cliniche, e consentire alle donne di preservare il proprio potenziale riproduttivo per una maternità futura.
Lo scopo è anche quello di promuovere una maggiore consapevolezza sulla fertilità. Al centro di MeggyCare, infatti, c’è un modello di informazione chiaro, accessibile e integrato con un servizio strutturato, che accompagna le donne nella valutazione di crioconservazione degli ovociti.
INFERTILITÀ MASCHILE
Parallelamente, l’innovazione tecnologica sta cambiando anche le possibilità terapeutiche nell’ambito dell’infertilità maschile severa. Il Columbia university fertility center ha recentemente documentato la prima gravidanza clinica ottenuta grazie alla tecnologia Star (Sperm tracking and recovery). Il caso clinico è descritto sul portale Tech2Doc.
Il sistema offre una nuova possibilità terapeutica per i pazienti affetti da azoospermia non ostruttiva, una patologia che si caratterizza per l’assenza di spermatozoi nel liquido seminale a causa di una produzione testicolare estremamente ridotta.
Il recupero chirurgico tradizionale spesso fallisce nel reperire cellule vitali sufficienti per la fecondazione assistita. Grazie a imaging ad alta velocità e algoritmi AI, la tecnologia Star riesce invece ad analizzare rapidamente milioni di immagini di cellule e riconoscere spermatozoi vivi – che altrimenti non verrebbero individuati – sulla base di criteri morfologici e di movimento. Le cellule vengono poi recuperate attraverso canali microfluidici pensati per preservarne l’integrità.
Claudia Torrisi






