Con un vistoso schieramento di big del partito, Forza Italia ha presentato un disegno di legge per togliere le incompatibilità che attualmente limitano l’attività professionale dei medici dipendenti o convenzionati con il Servizio sanitario nazionale.
La proposta prevede che i medici possano svolgere, al di fuori dell’orario di lavoro, attività professionale aggiuntiva presso soggetti pubblici o privati.
Durante la conferenza stampa di presentazione, che si è tenuta la scorsa settimana, il segretario nazionale di Anaao-Assomed, Pierino Di Silverio, ha subito chiesto se l’eventuale attività aggiuntiva da parte di dirigenti medici pubblici comporterebbe la perdita dell’indennità di esclusiva.
La risposta netta e rassicurante (“l’indennità verrebbe mantenuta”) è arrivata da Letizia Moratti, attuale parlamentare europea, intervenuta in qualità di presidente della Consulta nazionale di Forza Italia.
La motivazione l’ha spiegata al Giornale della Previdenza Antonio Magi, segretario generale del Sumai: “L’attività aggiuntiva del medico resterebbe all’interno del Servizio sanitario nazionale, ecco perché non verrebbe meno l’esclusiva”.
Magi, che ha contribuito a ispirare la proposta di legge, ha anche affermato che la norma rimuoverebbe le incompatibilità verso soggetti pubblici e privati, ma solo per la parte accreditata con il Ssn.
In altre parole, uno specialista ambulatoriale potrebbe fare delle ore anche presso strutture private accreditate, ma solo per prestazioni con ricetta del Servizio sanitario nazionale e non per quelle che il paziente paga di tasca sua.
“L’obiettivo è ridurre la spesa out of pocket dei cittadini – aggiunge Magi – e, nel contesto attuale in cui gli aumenti contrattuali sono quelli che sono, si consentirebbe ai medici di guadagnare qualcosa in più. Oggi invece in tanti casi, anche nelle regioni dove vengono stanziate risorse in più per la riduzione delle liste d’attesa, i medici convenzionati e dipendenti non sono in grado di offrire la loro disponibilità per via della rigidità delle regole”.
La proposta, che mira dichiaratamente a “favorire l’integrazione multiprofessionale e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera”, prevede comunque che l’eventuale attività extra sia soggetta a una preventiva “comunicazione all’amministrazione o all’azienda sanitaria di appartenenza”.
Il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti, intervenuto dalla platea, ha citato il proverbiale gatto di Confucio: “Non importa se il gatto è bianco o nero, l’importante è che prenda il topo. Allo stesso modo al cittadino non interessa se la prestazione del Servizio sanitario nazionale gli viene erogata da un soggetto pubblico o privato, l’importante è che il diritto alla salute venga soddisfatto”.
Pareri favorevoli alla riforma delle incompatibilità sono stati espressi dal segretario della Cimo, Guido Quici (“Siamo da sempre contrari alla legge Bindi”) e da quello della Fimmg, Silvestro Scotti, che ha parlato di proposta in difesa della sanità pubblica.
Anche i medici di famiglia, infatti, sarebbero coinvolti, potendo – per esempio – dare disponibilità per fare turni in ospedale al posto degli attuali “gettonisti” oppure per fare loro stessi delle ore come specialisti ambulatoriali, se in possesso di altra specializzazione, magari nelle case di comunità.
Alla conferenza stampa è intervenuto pure il segretario nazionale del sindacato Fmt, Francesco Esposito, che ha avanzato la richiesta di attribuire una forma giuridica alle Aggregazioni Funzionali Territoriali dei medici di medicina generale, in modo da consentire a loro stessi di prendere in gestione le case di comunità.
SEGNALE POLITICO
La conferenza stampa di presentazione è stata aperta dal vicepresidente del Consiglio dei Ministri Antonio Tajani, il quale ha sottolineato che il senso della proposta è dare una possibilità in più ai medici, che avrebbero la libertà di lavorare di più solo se lo desiderano. Ha anche sottolineato il paradosso attuale secondo cui attualmente i medici dipendenti pubblici o convenzionati che lo desiderano possono fare attività privata, ma non possono mettersi a disposizione del pubblico.
È evidente che Forza Italia abbia voluto dare un segnale politico importante: la conferenza stampa è stata organizzata da Paolo Barelli, capogruppo alla Camera dei Deputati, visto che è da quel ramo del Parlamento che la proposta comincerà il suo iter. Ma già in conferenza stampa si è palesato il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, per confermare il sostegno anche all’altra camera.
Significativa la presenza al tavolo del ministro della Salute Orazio Schillaci, secondo cui “il mondo è cambiato, sono mutate le esigenze dei cittadini e dei professionisti. Un medico giovane può voler lavorare di più”.
APPROVAZIONE NON SCONTATA
Tuttavia, pur se il segnale politico è stato lanciato forte e chiaro, non è affatto detto che la norma sulla rimozione delle incompatibilità riesca a vedere la luce.
L’onorevole Barelli in apertura ha affermato candidamente che c’era stato il tentativo di inserirla come emendamento alla legge di Bilancio, cioè integrandola in un testo che sarebbe passato in fretta e comunque, grazie al voto di fiducia.
La proposta è stata quindi riformulata e inserita all’interno di un disegno di legge più ampio in materia di professioni sanitarie. Quindi, se, quando, e in che modo si arriverà concretamente a modificare il regime delle incompatibilità, al momento non è dato saperlo.






