“Cuori” il medical drama, che sin dall’esordio ha fatto palpitare i cuori di milioni di telespettatori, tornerà in onda domenica 1° febbraio su Rai Uno, alle 21 e 30.
Giunta alla terza stagione, la fiction – con la regìa di Riccardo Donna – è incentrata sui pionieri italiani della cardiochirurgia, la più giovane (e, nell’immaginario collettivo, romantica) tra le discipline mediche.
Al pari delle due edizioni precedenti – la prima serie è del 2021 – i nuovi episodi intrecciano storie d’amore, sentimenti, fervore scientifico, ambizioni, (sogni di) gloria, ricerca, sfide, (in)successi sperimentazione e invenzioni rivoluzionarie.
Prodotta da Aurora Tv Banijav e Rai Fiction, lo sceneggiato è ambientato negli anni Sessanta e Settanta – ancora vivissimi nella memoria di tanti – a “Le Molinette”.
A UN SOFFIO DALLA STORIA
Al tempo, l’ospedale torinese era considerato un polo di riferimento all’avanguardia mondiale per la cura del cuore. La ricerca era sponsorizzata dalla Fiat (e non era soffocata dalla mole di adempimenti burocratici di oggi).
Il reparto di cardiochirurgia era in pieno fervore sperimentale per la realizzazione del cuore artificiale e il primo trapianto cardiaco della Storia.
A un soffio dal traguardo, i cardiologici delle Molinette furono battuti il 3 dicembre 1967 dal chirurgo sudafricano Christiaan Barnad. Purtroppo per il paziente, nei tre giorni successivi al trapianto il nuovo cuore si fermò. È anche vero che i farmaci antirigetto ancora non esistevano.
PIONIERI DELLA CARDIOCHIRURGIA
I protagonisti principali di “Cuori”, Cesare Corvara e Alberto Ferraris, sono ispirati a due tra i più insigni esponenti della cardiochirurgia italiana (e mondiale): Achille Mario Dogliotti (Torino 1897 – 1966) e Angelo Actis Dato (Caluso 1923 – Torino 2012), il cui figlio Guglielmo, cardiochirurgo, è stato reclutato per la (imprescindibile) supervisione medica della serie televisiva. Guarda la fotogallery qui sotto
Le mani che nella finzione si muovono con sapienza sul campo operatorio sono le sue e quelle di Giulia Actis Dato, sua figlia, anche lei cardiochirurgo.
Entrambi hanno insegnato agli attori la postura corretta per muoversi in sala operatoria nelle scene chirurgiche – ci ha raccontato Guglielmo Actis Dato – formazione universitaria romana (laurea alla Sapienza e specializzazione a Tor Vergata), operativo nella divisione di Cardiochirurgia nella sua città, all’ospedale Mauriziano.
“Ho avuto la fortuna di avere una guida in mio padre e di portarne il nome, con eleganza”.
Figlio di umili contadini residenti nel Canavese, i genitori lo avrebbero voluto prete, ma lui – Angelo Actis Dato – abbandonò il seminario per laurearsi in Medicina.
“Era un medico umanissimo. Era instancabile – continua Guglielmo –. Eseguì negli anni oltre 32mila interventi, un numero impressionante! Ai tempi si operavano anche venti e più pazienti al giorno. E mentre Dogliotti fu il primo al mondo a perfezionare l’applicazione della macchina cuore-polmone per la circolazione extracorporea, mio padre, insieme a Pier Federico Angelino, eseguì il primo cateterismo cardiaco in Italia”.
I BREVETTI E L’EREDITÀ SCIENTIFICA
Come è documentato nel libro “Opera di Angelo Actis Dato. Cinquant’anni di cardiochirurgia” pubblicato nel 2002 da Minerva Medica Edizioni, Angelo Actis Dato è annoverato nelle cronache sanitarie quale ideatore di una serie innumerevole di brevetti.
La sonda vascolare scambiatrice termica, la valvola cardiaca con disco magnetico, il cordis auxilium per il trattamento dello shock cardiogeno, il defibrillatore cardiaco a manovella e tanti altri strumenti, rivivono sul set, naturalmente previa istruzione degli attori da parte del supervisore medico.
Questo singolare patrimonio storico è stato donato nella sua (quasi) interezza da Actis Dato al Museo Scientifico dell’Università di Torino.
Tranne un oggetto, ci confida. Ha tenuto per sé, in ricordo del suo amato genitore, il defibrillare a manovella che custodisce religiosamente.
LA TERZA SERIE IN ONDA DAL 1° FEBBRAIO
Nella terza serie – siamo nel 1974 – Alberto Ferraris (alter ego di Angelo Actis Dato, interpretato da Matteo Martari) sposa la collega Delia Brunello (Pilar Fogliati).
L’affascinante cardiologa è inventata. La produzione – spiega sorridendo – ha “imposto” le quote rosa. Il personaggio di Delia è ritagliato sul profilo della pioniera della cardiologia pediatrica Helen Brooke Taussig (1898- 1986).
La dottoressa americana creò l’intervento del “bypass succlavio polmonare” eseguito per la prima volta nel 1944 da Alfred Blalock (1899-1964) nel Johns Hopkins di Baltimora.
Hellen, avendo perso l’udito, ascoltava le pulsazioni attraverso le dita (fremito vocale tattile).
Al contrario, Delia è dotata di “orecchio assoluto”, una capacità rarissima e innata.
Ciononostante, per farsi strada deve superare pregiudizi e ostilità maschili.
Nel cast di questa stagione, uscito di scena Cesare Corvara (Daniele Pecci) appare il nuovo primario del reparto: Luciano La Rosa (Fausto Maria Sciarappa) e il sensitivo Gregorio Fois, ispirato a un personaggio realmente vissuto (Gustavo Adolfo Rol) interpretato da Giulio Scarpati.
La scenografia, di Maurizio Zecchin, è encomiabile.
La ricostruzione filologica di quegli anni è magistrale: dalle divise alle corsie alle sale operatorie, dall’arredamento ai costumi e alle automobili, dalle acconciature al trucco: un viaggio, sbalorditivo, a ritroso nel cuore dei “Favolosi anni Sessanta” e nei “Formidabili Sessanta”.
Paola Stefanucci
















