Sicuri che i pensionati difficilmente vanno in piazza a distruggere negozi e cassonetti, i Governi, che si sono succeduti nel tempo, hanno, da sempre, utilizzato questa categoria per far quadrare i conti dello Stato quali fossero banche e società energetiche. Ma questa volta sembrerebbe l’abbiano fatta veramente grossa. Analisti economici ed esperti del settore prevedono un prelievo sulle pensioni, derivante dalla ridotta indicizzazione all’inflazione nel periodo 2023-2036, di oltre 50 miliardi.
LA MANNAIA SULLA RIVALUTAZIONE
Mettiamo da parte valutazioni un poco troppo futuristiche, ma di cui già oggi possiamo vederne i prodromi. In attesa che l’Istat indichi, come ogni anno, l’inflazione a livello nazionale, attraverso indici come il NIC e il FOI, su cui poi si basa la “perequazione” automatica degli importi previdenziali, il Governo è già intervenuto su i criteri di questo intervento di recupero.
Non è stato difficile per il ministro del Tesoro in quanto la disposizione introdotta è diretta a rideterminare, per l’anno 2027, il meccanismo di indicizzazione delle pensioni prevedendo l’applicazione di un meccanismo analogo a quello già applicato negli anni 2023/24.
Per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo Inps, viene prevista un’ indicizzazione nella misura del 100 per cento.
Per i trattamenti pensionistici superiori a quattro volte il trattamento minimo Inps e con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi:
- nella misura dell’85 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo Inps;
- nella misura del 53 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo Inps;
- nella misura del 47 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a sei volte e pari o inferiori a otto volte il trattamento minimo Inps;
- nella misura del 37 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a otto volte e pari o inferiori a dieci volte il trattamento minimo Inps;
- nella misura del 32 per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a dieci volte il trattamento minimo Inps.
FASCE PENALIZZANTI RISPETTO AGLI SCAGLIONI
Al di là delle percentuali, è interessante sottolineare il termine “complessivamente” che specifica la forma dell’intervento. Intervento che si distingue, per quest’anno e anche per gli anni futuri, in un sistema a fasce che implica che, superata una determinata soglia di reddito/importo, tutta la pensione viene assoggettata alla percentuale prevista (creando i cosiddetti “scalini” o disparità). Mentre con il sistema a scaglioni, più favorevole, la perequazione è progressiva. L’aumento pieno spetta a tutti sulla prima parte dell’assegno. La percentuale ridotta scatta solo per le quote di pensione che eccedono le soglie stabilite dalla legge. Ricordiamo che un intervento a fasce ha prodotto risparmi stimati in circa 2,1 miliardi di euro nel 2023 e 4 miliardi annui nel biennio successivo, durante una fase di inflazione molto elevata.
QUANTO VALE DAVVERO LA RIVALUTAZIONE
L’inflazione annua in Italia ha registrato una forte accelerazione nel corso del 2026, raggiungendo il +5,4 per cento a ottobre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, secondo i dati provvisori rilasciati dall’Istat. La versione bollinata della legge di Bilancio prevede il riconoscimento dell’indice inflazionistico del 2,8 per cento che, pertanto, viene calcolato al 100 per cento sui trattamenti pensionistici sino a 4 volte il minimo Inps (2.450 euro circa).
- Oltre quattro e fino a cinque volte il minimo Inps, sarà l’85 per cento, cioè l’aumento effettivo sarà del 2,380 per cento;
- oltre cinque e fino a sei volte il minimo Inps, sarà il 53 per cento, cioè l’aumento effettivo sarà del +1,484 per cento;
- oltre sei e fino a otto volte il minimo Inps, sarà il 47 per cento, cioè l’aumento effettivo sarà del + 1,316 per cento;
- oltre otto e fino a dieci volte il minimo Inps, sarà il 37 per cento, cioè l’aumento effettivo sarà del + 1,036 per cento;
- oltre dieci volte volte il minimo Inps, sarà il 32 per cento, cioè l’aumento effettivo sarà del + 0,896 per cento.
Per fare un esempio una pensione di 3.500 euro lordi viene a perdere un recupero inflazionistico di circa 550 euro.
Ma lo Stato realizza risparmi che saranno strutturali, in quanto i tagli sono previsti anche per i prossimi anni, di circa 1,4 miliardi di euro l’anno (885 milioni al netto delle tasse). Importo quasi coincidente fra i risparmi derivanti dalla ridotta rivalutazione e il budget appostato nella legge di bilancio per offrire maggiore flessibilità in uscita a 64 anni.
La triste conclusione che si può trarre è che si punta, da un canto, ad aumentare il numero di pensionati, dall’altro, a rendere più poveri quelli che lo sono già.
Claudio Testuzza






