Mancano poche settimane al 1° gennaio 2027, data di entrata in vigore della legge di Bilancio per il nuovo anno. Una legge che verosimilmente comprenderà anche, come accade ormai da tanti anni, interventi sul sistema previdenziale.
Per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026, la possibilità di accedere alla pensione secondo le regole vigenti può evitare l’incremento di un mese previsto dal 2027 per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, fatte salve le esenzioni previste per alcune categorie di lavoratori.
La scelta, tuttavia, va valutata caso per caso: lasciare prima il lavoro può significare percepire l’assegno per più tempo, ma anche rinunciare a ulteriori contributi e a un possibile incremento dell’importo mensile. È quindi opportuno verificare non soltanto la data di maturazione dei requisiti, ma anche la decorrenza effettiva del trattamento, le eventuali finestre di attesa e l’importo stimato dell’assegno.
Vediamo, allora, quali sono le condizioni per poter andare in pensione entro la fine d’anno.
PENSIONE DI VECCHIAIA ORDINARIA
La Legge di Bilancio 2026, entrata in vigore il 1° gennaio 2026, ha ridisegnato in modo significativo il panorama previdenziale italiano, abolendo alcune delle misure flessibili più utilizzate negli anni precedenti e ridefinendo i criteri di accesso alle principali forme di pensionamento.
Il canale principale di accesso alla quiescenza rimane la pensione di vecchiaia ordinaria, disciplinata dalla riforma Fornero del 2011 e successivamente aggiornata in base agli adeguamenti periodici legati all’aspettativa di vita.
In linea generale, la pensione di vecchiaia si consegue al compimento di 67 anni di età, accompagnati da almeno 20 anni di contributi versati.
Questo requisito si applica sia agli uomini sia alle donne, quali dipendenti pubblici o privati, lavoratori autonomi, iscritti alla gestione separata dell’Inps.
PENSIONE ANTICIPATA
La scelta del momento di uscita incide direttamente sull’importo dell’assegno.
Ogni anno di lavoro aggiuntivo aumenta il montante contributivo e, di conseguenza, la pensione mensile. Al contrario, uscire anticipatamente, anche qualora se ne abbiano i requisiti, può comportare un assegno più basso, sia per il minor numero di anni di contribuzione, sia perché la quota calcolata con il sistema contributivo risente del coefficiente di trasformazione, meno favorevole a un’età inferiore.
In base alle norme vigenti, la pensione anticipata è prevista per gli uomini che devono aver maturato almeno 42 anni e dieci mesi di contribuzione e per le donne che abbiano raggiunto i 41 anni e dieci mesi.
Salvo interventi di “sterilizzazione” come quelli eseguiti nel recente passato, sia il requisito anagrafico che quello contributivo nel 2027 saranno incrementati di un mese per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, fatte salve le esenzioni previste dalla normativa.
Esiste, poi, una pensione anticipata “contributiva” a cui si accede con 64 anni di età e 20 di contributi effettivi e un importo soglia pari a tre volte l’assegno sociale (1.638,72 euro), ridotto a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per quelle con almeno due figli.
Riguardo le anticipazioni, è bene ricordare che Quota 103 e Opzione donna non sono state prorogate per chi matura i requisiti nel 2026. Restano accessibili a chi aveva maturato i requisiti previsti entro le rispettive scadenze. La pensione anticipata ordinaria rimane quindi uno dei principali canali per chi dispone di un’elevata anzianità contributiva, ma non raggiunge i 67 anni.
LE STRADE ANTICIPATE
Rimangono, ancora, delle possibili anticipazioni:
- la pensione anticipata per i lavoratori precoci per chi ha iniziato a lavorare molto giovane e si trova in condizioni di disagio. Questo istituto, infatti, consente di accedere alla pensione con soli 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età, ma è riservato a specifiche categorie: lavoratori in stato di disoccupazione involontaria, portatori di disabilità, caregivers e addetti a mansioni gravose o usuranti. Il requisito aggiuntivo è aver versato almeno 12 mesi di contributi prima del compimento del diciannovesimo anno di età;
• il trattamento pensionistico, con requisiti agevolati, per i lavoratori usuranti. Ovvero coloro che svolgono mansioni particolarmente pesanti dal punto di vista fisico o psicologico, come turnisti notturni, addetti a lavori in catena di montaggio, autisti di mezzi pesanti;
• la pensione per invalidi civili, riservata ai lavoratori che hanno subito una riduzione della capacità lavorativa, che segue regole proprie, con soglie anagrafiche e contributive ridotte rispetto agli standard generali.
COSA BOLLE IN PENTOLA
In fase di discussione sui provvedimenti da introdurre nella nuova legge di Bilancio, da parte degli oppositori dell’ultima riforma previdenziale è emersa la volontà di reintrodurre un canale di uscita anticipata a 64 anni. Una misura che potrebbe interessare fino a 180 mila persone, ma costare cinque miliardi nel prossimo triennio.
REQUISITI ENPAM
Anche per il 2027, restano invece invariati i requisiti per la pensione Enpam. Ne avevamo scritto qui.
Claudio Testuzza






