Con il concorso “Oltre la cornice” abbiamo invitato i nostri lettori appassionati di fotografia a fare un passo indietro e a osservare non solo l’opera, ma il contesto che la circonda.
Vi abbiamo chiesto scatti capaci di reinterpretare l’opera, di raccontare il dialogo con lo spazio e con il visitatore: la luce che definisce un marmo, l’ombra che trasforma una parete, il riflesso che unisce volti e colori, l’architettura che completa o modifica l’opera. Cercavamo l’opera come parte di una scena più ampia, dove il fotografo diventa interprete e non semplice cronista.
Lo scatto che, secondo noi, merita la copertina di questo contest è quello di Aldo Calcinotto, medico del lavoro di Oderzo (Treviso), che ha saputo integrare, in un gioco di piani e sguardi, la splendida gigantografia di Ornella Muti nel film “Storie di ordinaria follia” insieme alle tre signore che la ammirano.
La forza di questa immagine sta proprio nel contrasto tra i due piani visivi: da un lato il grande ritratto dell’attrice che guarda oltre, dall’altro il gruppo di persone, minute, sedute davanti all’opera. Questo incrocio di direzioni non solo genera un effetto di distanza – la diva appare irraggiungibile – mentre chi osserva ne coglie la presenza con la stessa intensità con cui si guarda un’opera che porta con sé una forte emozione.
Ma la potenza dello scatto sta soprattutto nella capacità di non limitarsi a documentare una situazione, ma di permettere a noi spettatori di intuire le sensazioni delle tre signore. Un mix tra ammirazione e quella tipica ricerca della critica che potremmo sintetizzare così: “Sì, bella…però”.
Dal punto di vista fotografico, la scelta del bianco e nero rafforza il contrasto tra i due piani, elimina distrazioni cromatiche e mette in risalto linee, texture e volumi.
Di seguito gli altri scatti selezionati tra i tanti arrivati, immagini che hanno dimostrato come fotografare l’arte significhi anche superare il semplice documentare.
“Oltre la cornice” ci ha mostrato che basta rallentare, osservare e lasciarsi coinvolgere dallo spazio per scoprire che un’opera non si esaurisce nei margini che la delimitano, ma continua nella luce, nell’ambiente e negli sguardi che la incontrano.
Le vostre immagini hanno restituito tutto questo con sensibilità, creatività e una sorprendente maturità visiva.
Norberto Maccagno
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