Il sistema pensionistico italiano, pur mostrando segnali di resistenza, continua a fronteggiare sfide significative. Il rapporto “Itinerari Previdenziali 2026” rassicura sullo stato di salute del sistema, ma evidenzia come, sebbene le entrate contributive siano cresciute nel 2024 grazie all’aumento dell’occupazione e delle retribuzioni, il saldo previdenziale resti in negativo per quasi 26 miliardi di euro.
La spesa previdenziale, che nel 2024 è salita a 286,14 miliardi di euro (+18,7 per cento rispetto al 2023), ha seguito una tendenza crescente, alimentata sia dall’aumento dei pensionati (16,3 milioni) che dalle rivalutazioni delle pensioni (+5,4 per cento).
Il miglioramento del rapporto attivi/pensionati, che ha raggiunto il valore record di 1,4758, è un dato positivo, ma ancora lontano dalla soglia di sicurezza di 1,5, necessaria per la sostenibilità a lungo termine.
CASSE IN TERRITORIO SICURO
La situazione potrebbe migliorare se il rapporto tra attivi e pensionati salisse a 1,6/1,7, ma ciò richiede politiche mirate al lavoro, per incrementare l’occupazione, specialmente tra i lavoratori più anziani.
E proprio a questo proposito risulta interessante il breve, ma significativo passaggio, che il rapporto dedica alle Casse privatizzate dei liberi professionisti, rilevando che proprio potendo contare su un buon rapporto attivi/pensionati, mostrano un saldo positivo per 4,43 miliardi di euro.
Un elemento critico emerso nel Rapporto è invece l’eccessiva commistione tra previdenza e assistenza. Le prestazioni assistenziali, in aumento del 2,3 per cento, pesano sui conti pubblici, con 2,15 milioni di pensioni di vecchiaia integrate al minimo nel 2024.
Questo fenomeno minaccia la sostenibilità finanziaria del sistema, poiché le pensioni assistenziali vengono finanziati con la fiscalità generale, aumentando il deficit.
Sul fronte occupazionale, l’Italia ha visto un aumento del numero di occupati, arrivato a 24,065 milioni nel 2024, con effetti positivi sulle entrate contributive. Tuttavia, la disoccupazione resta alta, e l’occupazione giovanile è particolarmente critica.
L’Italia ha bisogno di politiche più inclusive per favorire la permanenza sul lavoro delle persone anziane, attraverso contratti flessibili e formazione continua per contrastare l’obsolescenza delle competenze.
UN PAESE DI PENSIONATI
Il Rapporto evidenzia anche il rischio che il sistema pensionistico venga messo ulteriormente sotto pressione con l’invecchiamento della popolazione, che raggiungerà il picco entro il 2045.
Sebbene i saldi previdenziali siano ancora sostenibili, l’aumento della spesa pensionistica potrebbe diventare insostenibile se non si interverrà sull’età pensionabile e sull’uso delle pensioni anticipate, che negli ultimi anni sono aumentate grazie a misure come Quota 100, Quota 102 e Quota 103.
Inoltre, il 2024 ha visto un aumento significativo delle decontribuzioni, che hanno comportato una spesa di 43 miliardi di euro, trasferiti dallo Stato all’Inps.
Se nel breve periodo queste misure possono stimolare l’occupazione, a lungo termine rappresentano un peso per i conti pubblici, come dimostra la storia passata delle agevolazioni fiscali.
Secondo il Rapporto, le decontribuzioni generano un “debito occulto” che rischia di gravare sulle finanze pubbliche nei prossimi anni.
In conclusione, il sistema pensionistico italiano non è a rischio di collasso immediato, ma la sua sostenibilità a lungo termine dipenderà dalla capacità di adottare politiche economiche più equilibrate e mirate.
Un aumento del rapporto attivi/pensionati, la revisione delle politiche previdenziali e la promozione dell’occupazione senior sono passi necessari per garantire la stabilità del sistema, che si trova a fronteggiare la più grande sfida demografica della sua storia.
Giuseppe Cordasco






