“Raccontare Edoardo Alesse significa attraversare un tratto significativo della storia scientifica aquilana, fatta di passione, metodo e idee in movimento”. Comincia così il ricordo di Maria Grazia Cifone, ordinaria di patologia generale, prorettrice vicaria dell’ateneo abruzzese.
La professoressa Cifone ha voluto omaggiare la figura di Edoardo Alesse, collega e guida, Rettore emerito dell’Università degli Studi dell’Aquila dal 2019 al 2025 – scomparso lo scorso 8 ottobre – con una sua personale testimonianza che pubblichiamo di seguito.
“EDOARDO ALESSE: MEDICO, SCIENZIATO, DOCENTE, RETTORE.
L’UOMO CHE UNIVA RIGORE E UMANITÀ” *
Gli anni di un percorso condiviso
“La nostra collaborazione – racconta la prorettrice – nacque alla fine degli anni Settanta, nel laboratorio di Patologia Generale. In quell’ambiente vivo e appassionato, Edoardo, allora studente di Medicina, si distingueva per la sua serietà, la curiosità e la naturale inclinazione ad approfondire ogni dettaglio. Erano gli anni in cui, sotto la guida di Maestri di grande spessore, imparavamo un modo di fare scienza che sarebbe rimasto con noi per tutta la vita.
Fin dagli inizi Edoardo mostrò un rigore che non era mai ostentato. Studiava e lavorava con un’intensità che nasceva dal desiderio di capire. Aveva un modo personale di osservare i risultati, di analizzare un dato, di interrogarsi sul loro significato. E, soprattutto, riportava sempre l’attenzione su un punto essenziale: Che cosa significa per il paziente? Questa domanda non era un esercizio retorico: era la sua bussola scientifica e umana.
Dopo risultati importanti nella ricerca scientifica la sua esperienza e la sua tenacia lo portarono a trasferirsi negli Stati uniti dove ha continuato la ricerca medica al National Cancer Institute (NCI-NIH) di Bethesda, negli Stati Uniti. Lì approfondì il tema della regolazione dell’espressione genica nelle cellule tumorali, lavorando in un ambiente all’avanguardia, ricco di stimoli e di confronto con scienziati provenienti da ogni parte del mondo. Quell’esperienza non fu solo formativa dal punto di vista scientifico: rafforzò in lui una visione internazionale, aperta e collaborativa, che portò con sé al rientro in Italia.
Tornato all’Aquila Edoardo sviluppò programmi di ricerca innovativi e riconosciuti a livello internazionale centrati su microRNA e loro ruolo nella regolazione dell’espressione genica in condizioni fisiologiche e patologiche, inclusi i tumori; pathway di controllo trascrizionale che modulano proliferazione, sopravvivenza cellulare e trasformazione neoplastica.
Queste ricerche, innovative e in anticipo sui tempi, hanno contribuito a chiarire come piccoli elementi regolatori possano avere effetti determinanti sulle malattie oncologiche. La sua attività ha compreso anche studi di patologia generale e clinica, ambiti in cui ha pubblicato numerosi articoli scientifici e libri, consolidando un approccio sempre orientato alla traslazione del dato sperimentale verso la pratica clinica.
Il laboratorio del Dipartimento da lui diretto ha esplorato una vasta gamma di processi cellulari fondamentali, dai meccanismi di risposta allo stress ai pathways infiammatori e degenerativi. Molti suoi collaboratori hanno avuto la possibilità di fare esperienza in laboratori esteri permettendo un interscambio leale e proficuo da lui sempre incoraggiato. Edoardo ha sempre mantenuto forte il legame tra ricerca di base e ricaduta clinica, elemento distintivo del suo pensiero.
Le sue linee di ricerca si inseriscono pienamente nell’ambito della medicina sperimentale, della medicina traslazionale e delle biotecnologie applicate alla clinica, tre pilastri che Edoardo considerava fondamentali con una visione integrata dei processi patologici e un costante dialogo tra osservazione clinica e indagine molecolare.
Questa architettura scientifica non è stata un esercizio di stile, ma un metodo per mettere in dialogo biologia e medicina. La sua mentalità clinica ha orientato la scelta dei modelli, la definizione degli end point, la lettura dei risultati”.
Il Docente
“Accanto allo scienziato – continua la professoressa – c’era il docente. Come professore di Patologia Generale, Edoardo aveva un talento naturale per l’insegnamento, talento coltivato con puntuale e scrupolosa preparazione, amava insegnare, e lo faceva con un equilibrio raro: chiarezza, pazienza, rispetto. Molti dei suoi studenti, oggi medici affermati, lavorano in Italia e all’estero, e riconoscono in lui un riferimento non solo intellettuale, ma umano.
La sua guida era ferma, autorevole ma mai autoritaria; sapeva orientare gli studenti con discrezione ed efficacia, favorendo una ricerca intesa come esperienza formativa collettiva; la sua preparazione scientifica e la immensa cultura erano sempre associate all’umiltà ed alla modestia che facevano di lui un uomo amato e rispettato da tutti.
Nel 2019 fu eletto Rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila. Assunse quel ruolo con la stessa sobrietà che aveva caratterizzato tutta la sua carriera. Il suo mandato non fu facile, due esempi per tutti: dal dover affrontare la pandemia con insegnamenti, esami, sedute di laurea e riunioni a distanza in un Ateneo che conta circa 20.000 iscritti; la carenza degli alloggi con l’istituzione del Collegio di merito Ferrante d’Aragona, residenza studentesca diffusa gestita dalla fondazione costituita dall’Università dell’Aquila, il Comune dell’Aquila e il Gran Sasso Science Institute.
Per lui governare un Ateneo significava ascoltare, progettare, costruire visioni condivise. Innumerevoli le manifestazioni extracurriculari promosse dall’ateneo, per citarne alcune: da Street Science a Pink Camp, dal Coro di Ateneo, al Centro Studi ‘Ugo Paolantonio’ dedicato alla ricerca ed allo studio in ambito biomedico, e ancora il Laboratorio Esg nato dalla collaborazione tra Univaq, Banca Intesa San Paolo e camera di Commercio di Chieti-Pescara.
Durante il suo mandato promosse strategie di innovazione, sostenibilità e crescita scientifica. Tra le tante collaborazioni con università, centri di ricerca, associazioni locali, nazionali, europee ed extraeuropee, l’Università aderì al Consorzio Europeo EULIST con la rappresentanza di 9 rettori stranieri all’inaugurazione dell’A.A. 2024-2025.
Con gli altri Atenei abruzzesi e del Centro Italia l’Univaq fu tra i fondatori dell’aggregazione Hamu (Hub Abruzzo-Marche-Umbria), di cui fu eletto Presidente.
In uno dei suoi ultimi interventi pubblici, sintetizzò così la sua idea di università: ‘Conviene collaborare piuttosto che competere. Se competiamo possiamo vincere una volta, perdere un’altra volta. Collaborando tutti insieme, strutturandoci, possiamo ottenere risultati ben più importanti’.
Seguì con cura il passaggio di consegne al suo successore, Fabio Graziosi: un gesto che racconta molto del suo senso istituzionale.
L’8 ottobre 2025 la sua scomparsa improvvisa ha colpito profondamente l’Ateneo e la città dell’Aquila, lasciando un vuoto profondissimo. Il cordoglio è stato unanime perché Edoardo guardava all’anima delle persone, ne apprezzava l’onestà, la dedizione al lavoro, la correttezza senza distinzione tra chi svolge un lavoro umile oppure copre un ruolo istituzionale.
Al suo funerale, infatti, erano presenti alte cariche dello Stato, illustri colleghi Rettori e professori, personale tecnico amministrativo, ma anche tantissimi amici o conoscenti che lo stimavano e rispettavano per la sua profonda umiltà ed il suo sorriso elargito a tutti senza alcuna distinzione.
Le moltissime testimonianze di affetto e stima restano il segno più autentico di ciò che Edoardo ha rappresentato: un punto di riferimento, un esempio di dedizione, un professionista capace di unire competenza e gentilezza. Il suo impatto umano e professionale è stato tale da unire in un solo coro l’intera comunità”.
“L’eredità di Edoardo Alesse – conclude la professoressa Cifone – vive oggi nei percorsi scientifici che ha avviato, nelle persone che ha formato, nei metodi che ha contribuito a consolidare. La sua era una visione chiara: la Medicina non progredisce senza il confronto tra discipline, e la scienza perde senso se si distacca dalla persona. In questo dialogo tra biologia, clinica e responsabilità civile sta forse il lascito più profondo del suo lavoro.
Scrivere di un Medico senza esserlo, come me, può sembrare un limite, ma con Edoardo è stato il contrario: è stato un privilegio. Edoardo Medico mi ha permesso di vedere quanto la Medicina, per diventare scienza che avanza, abbia bisogno anche dello sguardo di chi Medico non è.
Egli credeva profondamente che la cura nascesse dall’incontro tra competenze diverse, cliniche, biologiche, tecnologiche, e che nessuna professione potesse davvero bastare da sola. In un mondo della ricerca sempre più complesso e specializzato, Edoardo era convinto che il progresso potesse essere garantito solo quando le competenze non si sovrappongono, ma si ascoltano.
‘La scienza migliore è quella che non perde mai di vista la persona, e che trova forza dal dialogo tra discipline diverse’. Edoardo ha incarnato questo dialogo. E continuerà a farlo attraverso le persone e le idee che ha contribuito a formare”.
* Maria Grazia Cifone, ordinaria di patologia generale, prorettrice vicaria Università dell’Aquila
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