Mille all’anno sono i medici italiani che richiedono il certificato di “onorabilità professionale” (certificate of good standing), necessario per trasferirsi e lavorare all’estero. Questo documento è indispensabile per attestare l’assenza di sanzioni o procedimenti disciplinari a carico del medico in Italia.
STIPENDI NON ADEGUATI E SICUREZZA
A trasferirsi sono spesso giovani medici, specializzandi o specialisti. Tra le cause di questa “fuga” ci sono la scarsa qualità di lavoro e di vita, gli stipendi non adeguati (l’Italia è tra gli ultimi in Europa per stipendi dei medici), la mancanza di sicurezza che mette gli operatori a rischio, anche di aggressioni.
Dai dati della Fnomceo, nel periodo dal 2019 al 2023, sarebbero 38.985 i medici andati a lavorare all’estero e la tendenza si starebbe accentuando come dimostrano le circa 11mila partenze registrate tra il 2022 e il 2023.
3,5 MILIARDI DI EURO VOLATI ALL’ESTERO
La formazione di un medico costa allo Stato italiano 41.000 euro per sei anni di laurea che, con i costi per la specializzazione, salgono a circa 150-160.000 euro pro-capite.
Inoltre, anche nel settore infermieristico esiste una forte migrazione: quelli italiani all’estero sarebbero circa 30mila, a fronte di una spesa individuale di circa 22.500 euro sostenuta dallo Stato per 5 anni di formazione (13.500 sul triennio: circa 4.500 euro/anno).
Questo si tradurrebbe, negli ultimi anni, in circa 3,5-3,6 miliardi di euro “investiti” nella formazione di medici e infermieri, che sono ormai patrimonio di altre nazioni.
I VANTAGGI PER CHI RIENTRA
Dal 2024, i medici che rientrano in Italia dall’estero possono beneficiare di un regime fiscale agevolato. Questo regime prevede una riduzione del 50 per cento dell’imposta sul reddito prodotto in Italia per un periodo di 5 anni, con possibilità di estensione a 8 anni.
L’agevolazione si applica sia ai lavoratori dipendenti che a quelli autonomi con partita iva, a condizione che trasferiscano la residenza fiscale in Italia e che il loro reddito agevolabile non superi i 600.000 euro annui.
I REQUISITI
I requisiti fondamentali per accedere a questa agevolazione includono:
- iscrizione all’Aire o residenza all’estero nei tre anni precedenti il rientro;
- impegno a risiedere in Italia per almeno 4 anni;
- svolgimento di attività lavorativa nel territorio italiano.
All’agevolazione fiscale, che prevede una tassazione ridotta al 50 per cento sui redditi da lavoro dipendente o autonomo, possono essere applicate ulteriori agevolazioni riducendo la tassazione al 40 per cento (60 per cento di esenzione), in presenza di figli minori a carico o in caso di acquisto di un’abitazione in Italia.
DURATA DELL’AGEVOLAZIONE E LIMITI
Il beneficio dura 5 periodi d’imposta, con la possibilità di estensione a 8 periodi se il medico ha figli minori o acquista casa.
Il nuovo regime presenta alcune limitazioni rispetto a quello precedente al 2024, concentrandosi maggiormente sulla qualifica professionale e non applicandosi se il rientro avviene presso lo stesso datore di lavoro precedente.
Ricordiamo, a paragone, che un regime di tassazione temporaneo più agevolata viene riconosciuto ai docenti e ai ricercatori che trasferiscono la residenza fiscale in Italia per esercitarvi la propria attività lavorativa (articolo 44, Dl n. 78/2010).
Per costoro, nel periodo d’imposta in cui la residenza viene trasferita e nei successivi 5 periodi, gli emolumenti percepiti concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo nella misura del 10 per cento del loro ammontare e sono esclusi dal valore della produzione netta ai fini dell’Irap.
Riguardo ai lavoratori dipendenti, l’agevolazione Irap spetta ai sostituti d’imposta che erogano le retribuzioni.
COSA FARE APPENA RIENTRATI IN ITALIA
Al rientro in Italia dall’estero è necessario armarsi di tanta pazienza e predisporre il dossier documentale: una cartellina che conterrà tutti i documenti che indicano il trasferimento della residenza dall’estero.
L’Agenzia delle Entrate non comunicherà immediatamente se ci si considera residenti fiscalmente o meno. Si dovrà aspettare che l’attività di accertamento sia eseguita, con il rischio, quindi, dopo 5-6 anni, di poter ricevere una lettera che informa di non poter beneficiare delle agevolazioni di cui si sia già usufruito nel frattempo.
Dopo 5 anni, è estremamente difficile ricostruire analiticamente i propri movimenti. È quindi necessario agire anticipatamente e prepararsi per tempo. Si potranno così evitare accertamenti, sanzioni e il pagamento di interessi in caso di verifica da parte degli ufficiali di Agenzia delle Entrate. E si sarà pronti a fornire i documenti richiesti e concludere velocemente la verifica.
AUTOCERTIFICAZIONE
Per richiedere il bonus impatriati è necessario produrre al datore di lavoro una dichiarazione sostitutiva che indichi il rispetto dei requisiti e la richiesta di applicazione del beneficio fiscale.
Claudio Testuzza






