Molte donne medico sono andate, in passato, in pensione anticipata grazie alla formula prevista dalla così detta “opzione donna”. Non esiste un dato pubblico specifico e aggiornato che indichi l’esatto numero. Ma da una valutazione dei sindacati degli ospedalieri si ritiene che sia stato particolarmente elevato.
QUANDO NASCE
Con l’enorme crescita dei criteri introdotti dalla riforma Fornero per molte dottoresse si è evidenziato, da subito, la difficoltà di proseguire il rapporto d’impiego fino alle date previste. Il carico di lavoro, diventato sempre più gravoso (turni notturni, pronta disponibilità e altro) e non indifferenti impegni familiari e sociali, hanno sollecitato, in molte dottoresse, la voglia di andare in pensione anticipata grazie alla norma per loro ideata.
“Opzione donna” era stata introdotta già nel 2004 dal ministro del Lavoro, Roberto Maroni, in via sperimentale e poi prorogata fino al 2015. Come spesso accade in Italia, la norma è stata poi riconfermata anno per anno in attesa di una sistemazione più organica riguardo al tema della flessibilità in uscita.
La facoltà della legge Maroni (articolo 1, comma 9 della legge 243/2004), consentiva di anticipare l’uscita di diversi anni rispetto alle regole ordinarie che, richiedono il perfezionamento di almeno 41 anni e 10 mesi di contributi indipendentemente dall’età anagrafica (pensione anticipata) o il raggiungimento di un’età anagrafica pari a 67 anni unitamente a 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia).
Nel rapporto di monitoraggio sull’utilizzo dell’“opzione donna”, l’Inps ha indicato che le domande accolte nei quattro anni, dal 2019 al 2022, sono state 83mila, su un totale di circa 174mila dall’introduzione della legge, con una media di 21mila pensionamenti annuali nel quadriennio.
Nel 2023, sono state solo 11.996. Ma ancora di meno nel 2024. A evidenziarlo è il monitoraggio dell’Istituto sui flussi di pensionamento, dal quale emerge il crollo di opzione donna con soli 3.489 accessi alla pensione.
GIRO DI VITE NEL 2023-2024
La causa principale sta nei requisiti molto più stringenti, rispetto alle versioni di qualche anno fa, introdotti prima con la legge di bilancio 2023 e poi ancor di più con la legge di bilancio 2024.
Anche la legge di bilancio per il 2025 (207/24) aveva prorogato la possibilità di andare in pensione, per le donne, anticipatamente, mantenendo i requisiti già previsti per il 2024.
Potevano optare per questa procedura le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2024 avessero maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età anagrafica di almeno 61 anni, ridotta di un anno per ogni figlio, nel limite massimo di due anni. E che si trovassero in una delle seguenti condizioni:
- assistere, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (articolo 3, comma 3, l. 5 febbraio 1992, n. 104), ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;
- abbiano una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento;
- siano lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale.
Peraltro, nell’ultima ipotesi, la riduzione massima di due anni del requisito anagrafico di 61 anni si applica a prescindere dal numero di figli.
NOVITÀ DAL 2026
Con la legge di Bilancio 2026, il legislatore ha scelto di non estendere ulteriormente l’opzione per le lavoratrici che raggiungono l’età richiesta quest’anno. Tuttavia, va ricordato che resta salva la posizione di chi ha già maturato i requisiti entro il termine previsto dalla normativa precedente.
Lo ha confermato l’Inps con la sua circolare n.19 del 2026, con cui viene sottolineato che resta, comunque, ferma la possibilità di accedere alla forma di pensionamento anticipato per coloro che possano fare valere le condizioni vigenti prima della legge di Bilancio 2026 e i previsti requisiti entro la data del 31 dicembre 2024. Questa condizione potrà essere esercitata anche nel futuro. La normativa conferma, infatti, il principio della cristallizzazione del diritto.
COME FUNZIONA
Ricordiamo che l’Opzione Donna prevede una finestra mobile (differimento nell’erogazione dell’assegno) di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome, calcolata dal perfezionamento dei requisiti.
Ma il dato più negativo di questa scelta consisteva e consiste nella condizione che il provvedimento prevede per le lavoratrici di accedere alla pensione anticipata accettando un ricalcolo contributivo dell’importo dell’assegno che viene basato sui contributi effettivamente versati durante la carriera lavorativa. Un meccanismo che ha comportato una riduzione fino al 30 per cento dell’importo rispetto al calcolo retributivo.
Le lavoratrici che hanno utilizzato, o utilizzeranno ancora questo canale, hanno, quindi, rinunciato ad una parte consistente del proprio assegno pensionistico in cambio della possibilità di lasciare il lavoro in anticipo.
Claudio Testuzza






