Il cervello (umano) non finirà mai di stupirci. La nostra mente e l’encefalo che la sostiene non sono statici e immutabili nel tempo. Possiedono riserve e capacità di adattamento e resilienza inimmaginabili.
Già all’inizio del Novecento Ramón y Cajal, neuroanatomico, aveva intuito che l’organo “barricato” nella scatola cranica poteva modificarsi, creando nuove connessioni per supplire a quelle perdute.
E verso la fine del secolo scorso il neuroscienziato americano Yaakov Stern notò che alcune persone pur avendo un cervello gravemente compromesso continuavano a ragionare, parlare e ricordare.
Da quelle osservazioni cliniche emerse il concetto di “riserva funzionale”: un valore aggiunto che compensa (e riduce) le conseguenze patologiche sulle capacità cognitive.
Tali ipotesi sono confermate incontrovertibilmente dalle tecniche di neuroimaging odierne.
Gli Autori spiegano – con esemplare chiarezza e una scrittura accattivante – attraverso narrazioni di storie cliniche, cos’è la riserva funzionale. E come ottimizzarla, con l’apprendimento e l’allenamento, perché non è uguale in tutti e non è inesauribile.
Si suole distinguerla in “cerebrale”, riferita alla struttura e “cognitiva” legata all’educazione, allo studio, alle attività mentali, all’esperienza. Si tratta, in sintesi, di una combinazione di genetica e ambiente post-natale.
Cambia da individuo da individuo e nello stesso soggetto con l’età, lo stile di vita, accadimenti traumatici ed eventuali terapie.
Semplificando con una metafora calcistica, la “riserva funzionale” entra in gioco in presenza di danni cerebrali o malattie progressive, come i calciatori che dalla panchina vengono mandati in campo per recuperare una partita difficile.
Tuttavia, nonostante le sue potenzialità, il cervello di riserva resta confinato nella teoria e quasi mai approda alla prognosi clinica, alla comunicazione a pazienti e familiari e agli eventuali indennizzi medico-legali.
Il suo ingresso nella pratica medica impone una nuova visione nella medicina, spostando il focus dalla lesione anatomica alla complessità funzionale della persona.
Gli Autori – Ciriaco Scoppetta, già primario neurologo all’ospedale San Camillo di Roma e docente associato di Neurologia alla Sapienza, e Giancarlo Di Gennaro, direttore del centro Epilessia dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) – auspicano la rapida transizione, da sempre invocata, da una medicina solo curativa a una medicina preventiva, educativa e rispettosa della dignità.
Paola Stefanucci
PER ACQUISTARE IL LIBRO
“Il cervello invisibile. La riserva funzionale, fra Neuroscienze, Narrativa e Medicina Legale” di Ciriaco Scoppetta e Giancarlo Di Gennaro
Armando Editore, Roma, 2025, pp.90, euro 12,00





