Venerdì 6 febbraio, con la cerimonia d’apertura allo stadio di San Siro di Milano, cominciano ufficialmente i Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026, seguiti poi dalle Parolimpiadi. Si prevede l’arrivo di circa 3.000 atleti olimpici e 600 paralimpici, accompagnati da almeno 600 membri di staff e supportati da oltre 20.000 volontari; attesi oltre 2miloni di visitatori.
Numeri che rendono l’idea della complessità della macchina organizzativa necessaria per garantire la tutela sanitaria, assistenza e gestione di emergenze in un territorio ampio e logisticamente articolato, distribuito tra Lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige.
Per questo, ogni area ha un suo medical care manager. Su 13 siti sportivi (i venue), più della metà (7) sono in Lombardia, le altre sei invece sono divise tra Veneto, Trentino e Alto Adige.
UN RIANIMATORE IN CABINA DI REGIA
Come detto sopra, tra i siti olimpici, la Lombardia si presenta come un’area strategica.
Innanzitutto, dal punto di vista delle competizioni, perché su 13 siti sportivi (i venue) ne ospita più della metà (7). E poi dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, perché ospita due Pronto soccorso olimpici di riferimento e il grande ospedale metropolitano Niguarda come polo organizzativo centrale.
A guidare il coordinamento medico sanitario regionale è Fabio Volontè, rianimatore trentanovenne di Como, oggi venue medical coordinator Lombardia.
Già direttore sanitario del servizio ambulanze al seguito del Giro d’Italia dal 2011 al 2022, Volontè è poi diventato direttore del servizio sanitario dell’autodromo di Monza, di cui ancora oggi si occupa.
Volontè, che nel 2018 ha conseguito il master in cardiologia dello sport all’università di Padova, opera dalla cabina di regia allestita nella direzione generale Welfare della Regione Lombardia, operativa dallo scorso 30 gennaio.
“Il mio compito – sintetizza così la sua funzione – è stato quello di creare i piani sanitari delle Olimpiadi per la Regione Lombardia e adesso di garantirne l’operatività. È un ruolo di coordinamento importante, perché è proprio sul piano della sinergia e l’equilibrio tra i punti di erogazione dei servizi che si gioca la scommessa di un servizio sanitario efficiente”.
LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA
La struttura organizzativa prevede una direzione medica centrale Milano Cortina e, per ciascuna regione coinvolta, un medical care manager. In Lombardia, tale ruolo è affidato al direttore generale di Niguarda, Alberto Zoli e sotto di lui opera Volontè, responsabile del coordinamento di tutte le venue (i siti che ospitano le gare) del territorio.
Ogni sito ha un proprio responsabile medico, un infermiere e un tecnico, dai quali dipendono gruppi di professionisti più ampi che operano lungo turni estesi, talvolta dalle 7:00 alle 23:30, come nel caso del Livigno snow park, dove possono alternarsi fino a 170 operatori sanitari in una giornata.
PROFESSIONISTI (VOLONTARI) DA TUTTA ITALIA
Il sistema sanitario olimpico è alimentato in larga parte da volontari, ricorda Volontè:
“Le Olimpiadi sono principalmente rese vive grazie ai volontari. Abbiamo aperto due bandi, uno per volontari e uno per personale retribuito, per rispondere adeguatamente a tutte le necessità sanitarie”.
I bandi nazionali, diffusi tra maggio e novembre 2025, hanno richiesto medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi, odontoiatri, tecnici di radiologia, Oss e molte altre figure specialistiche. Il fabbisogno complessivo resta molto elevato: oltre mille e duecento i professionisti sanitari coinvolti.
Volontè racconta anche la dimensione umana di questa mobilitazione. “C’è tanta passione nel volontario che dalla Sicilia si prende una settimana di ferie, viene a Livigno, dorme in una casa che non è la sua, sta tutto il giorno sulla pista con la neve. E questa passione per partecipare ai medical service olimpici si coniuga con la passione per il proprio lavoro di medico: il risultato è un servizio di prim’ordine”.
PER IL PUBBLICO E PER LA FAMIGLIA OLIMPICA
I servizi sanitari gestiti dal gruppo lombardo operano su due forniti: il pubblico, presente negli impianti e durante gli eventi; gli accreditati, cioè atleti, staff tecnici, ufficiali, federazioni, media e tutta la cosiddetta Olympic family.
Questi ultimi dispongono di percorsi dedicati attraverso strutture sanitarie specifiche, come il nuovo pronto soccorso olimpico appena inaugurato da Niguarda di Milano con 21 posti letto e un reparto con 11 stanze di degenza.
In generale, racconta Volontè, sono aree di urgenza, ambulatori, diagnostica di base e servizi di medicina generale; spazi che funzionano come nodi sanitari avanzati, in collegamento diretto con gli ospedali di riferimento.
Il modello dei policlinici – già sperimentato e consolidato nelle precedenti edizioni dei Giochi – segue linee guida internazionali e standard epidemiologici comparati con le edizioni precedenti, come sottolineato da Volontè. “Quando abbiamo elaborato i piani sanitari ho considerato cosa hanno fatto quelli prima di me, e una ricerca epidemiologica degli eventi”.
Gli staff medici delle delegazioni nazionali sono autonomi per molte attività, ma in caso di necessità diagnostiche avanzate – come risonanze magnetiche o presidi specifici – il supporto è garantito dal sistema olimpico.
“L’ATLETA È SOTTO LA NOSTRA RESPONSABILITÀ”
Una delle responsabilità più critiche riguarda il soccorso sul campo di gara. “Il soccorso dell’atleta è nostro – spiega Volontè – per ragioni di sicurezza e di interconnessione col sistema sanitario regionale. Tutto il soccorso su pista è sempre responsabilità del servizio sanitario dell’evento”.
Questo vale per qualsiasi disciplina, dalla discesa libera allo snowboard fino al pattinaggio e al curling: la prima linea dell’emergenza è sempre garantita dal sistema sanitario olimpico.
COSA RESTERÀ DOPO I GIOCHI
Uno degli aspetti più consolidati di Milano Cortina 2026 è la sua eredità sanitaria.
Tutte le strutture e le attrezzature saranno infatti destinate a usi permanenti post olimpici. Volontè lo conferma: “Tutto quello che abbiamo creato ha un progetto di legacy. Le divise verranno riutilizzate da Areu, i container dei policlinici andranno alla Protezione civile, le nuove automediche resteranno sul territorio”.
E ancora: “Il pronto soccorso olimpico del Niguarda diventerà il nuovo pronto soccorso. A Livigno, nel piano -2, ci sarà il nuovo reparto di radiologia con attrezzature di diagnostica pesante come Tc e Rm, che prima non esistevano”.
Un’eredità non solo strutturale, ma anche scientifica, spiega.
“I dati raccolti diventeranno oggetto di pubblicazioni, ricerche e confronto internazionale. Tutto quello che facciamo non è solo assistenza coinvolge anche diversi progetti di ricerca scientifica che verranno condivisi con il Cio”.
Norberto Maccagno
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